giovedì 15 aprile 2010

LA PSICOLOGA E LA TROTA


di Gianni Barbacetto

Roberto Formigoni sta cercando di comporre il puzzle. Il suo vicino, il presidente del Veneto Luca Zaia, la giunta regionale l’ha fatta in quattro giorni. Il Celeste governatore dei lombardi, invece, ha già messo le mani avanti: vi dirò qualcosa solo a fine mese. E intanto sta lì a misurare le preferenze prese dai vari capibastone che vogliono una poltrona da assessore, incrociandole con le spinte e gli spintoni tra Pdl e Lega e con gli sgambetti tra correnti, sottocorrenti, gruppi e tribù del Pdl. Povero Roberto, è alle prese con un casting che neanche Agostino Saccà ai tempi di Raifiction.

Che fare, per esempio, dei pretendenti assessori chiacchierati per questioni giudiziarie o frequentazioni pericolose (uno stuolo: Massimo Ponzoni, Stefano Maullu, Massimo Buscemi, Francesco Colucci, Giorgio Pozzi...)? E poi, dare o non dare una poltrona al geometra di Arcore, Francesco Magnano, che sta realizzando per Silvio Berlusconi Milano 4? E infine – ma è il problema più spinoso – come accontentare le pretese della Lega? Il Carroccio vuole sei assessorati, mica noccioline. Esige che il suo Andrea Gibelli sia incoronato anche vicegovernatore. E poi vuole l’Agricoltura. Per Monica Rizzi, che ha fatto il grande sacrificio: si è tolta dalle liste elettorali della sua Brescia per non fare ombra al figlio di Bossi, Renzo “la Trota”. Si è anche data molto da fare perché il Bossi jr (anche i leghisti tengono famiglia) ottenesse il suo bel risultato, quasi 12 mila preferenze. E adesso? Passa all’incasso. Vuole l’assessorato all’Agricoltura. Che personaggio, la Monica Rizzi. Nata a Brescia nel 1969, vive a Darfo Boario Terme, “la capitale della Valle Camonica”, dice con orgoglio. Grande passione politica, è militante leghista fin dal 1986 e ha scalato via via le gerarchie di partito fino a diventare, nel 2005, consigliere regionale, anzi, “la più votata fra tutti i consiglieri lombardi della Lega nord”. Di professione è “psicologa e psicoterapeuta infantile” – dichiara – specializzata nel recupero dei bambini vittime di abusi. Dice di aver lavorato “per una decina d’anni nel campo specifico del recupero dei minori abusati”. E risulta che abbia addirittura collaborato con il Tribunale dei minori di Brescia. Però il suo nome, nell’albo regionale dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, non c’è; e non c’è neppure negli altri albi regionali di tutt’Italia. Non è solo un problema formale, perché per dirsi psicologi è necessario avere una laurea, aver fatto un anno di tirocinio, aver superato l’esame di Stato e quindi essere iscritti all’Ordine. Altrimenti, esercitare la professione di psicologo, o anche solo fregiarsi di quel titolo, è un reato penale.

“No, il suo nome nei nostri elenchi non c’è”, conferma Mauro Grimoldi, presidente dell’Ordine della Lombardia, che manifesta preoccupazione: “Se una persona si qualifica come psicologo, o addirittura esercita la professione, senza essere iscritto all’albo, noi siamo costretti a procedere con una denuncia alla Procura della Repubblica per abuso di titolo professionale”. Ma è almeno laureata, Monica Rizzi? Non si sa. Nel suo curriculum dice di aver studiato un anno a Padova e di essersi poi “specializzata” in Svizzera. Niente di più. Dopo è arrivata la passione politica, che l’ha portata alle soglie di un assessorato padano. Ce la farà, o avremo altre braccia rubate all’agricoltura?

Nessun commento: