sabato 6 novembre 2010

BERTOLASO, “EROE” MESSO ALLA PORTA


di Chiara Paolin

“È una grave perdita”. Il premier Berlusconi saluta così l’uomo con cui ha spesso identificato la propria azione di governo negli ultimi anni. Il governo del fare, delle scorciatoie in deroga all’odiata burocrazia, dei Grandi eventi e del G8 da sogno, de L’Aquila e dell’immondizia dei miracoli. Ma anche delle cricche, dei centri massaggi e degli scandali piccanti sempre sanati da un ideale eroico e irraggiungibile: Guido Bertolaso, il braccio agile e scattante dell’esecutivo nell’Italia delle emergenze (reali o presunte).

L’addio l’11 novembre

ORA È TEMPO di cambiare, il capo della Protezione civile decade l’11 novembre, il mito se ne va in pensione “per raggiunti limiti di età”. Lascia anche la poltrona di sottosegretario : la fine di un’era. Ieri, durante la conferenza stampa in cui il premier ha dato la notizia, non è mancata la rituale promessa di cercare “nuove forme di collaborazione”, ma il clima era freddo. Una stretta di mano al posto dei consueti abbracci, nessuno sguardo tra i due, facce che s’erano già dette addio una settimana fa, quando Bertolaso voleva imporre l’apertura di Cava Vitiello e Berlusconi lo contraddisse davanti al prefetto: troppo clamore, meglio sospendere il piano.

Tutto è dunque finito dov’era iniziato. Napoli, 2008, città sommersa dai rifiuti, Berlusconi - appena eletto - invia Bertolaso a sanare il guaio. Intanto decollano i mega progetti per manifestazioni istituzionali, politiche e religiose, iniziative già decise ma che l’ottimismo berlusconiano spinge a livelli mai visti: “Il fenomeno Bertolaso nasce col Giubileo del 2000 - spiega Piero Messina, autore di Protezione incivile - e cresce con i governi di destra e sinistra. Nell’ultimo mandato Berlusconi ha dovuto affrontare una situazione sempre più intricata, individuando nell’iter straordinario una nuova forma di governo.

Un uomo solo al comando

BERTOLASO era l’interprete ideale di questo regime, morbido eppure deciso, e solo l’opposizione parlamentare ha impedito di farne un sistema compiuto. Esempio: Difesa spa è passata, Protezione Civile spa no, forse perché gli interessi erano troppo grandi. Bertolaso maneggiava due miliardi di euro l’anno, senza contare fondi straordinari come quelli per il terremoto (8 miliardi, in teoria) e molti appalti sono coperti da segreto. Poi con le inchieste su Maddalena e terremoto si è scoperchiato un mondo, il gioco si è inceppato”.

I colpi più duri a Bertolaso sono arrivati in rapida sequenza dal 2009 in poi: le accuse di aver sottovalutato il rischio sismico a L’Aquila, le inchieste sugli appalti per il G8 (per cui è indagato) e la ricostruzione in Abruzzo, infine - a febbraio 2010 - le prestazioni particolari al Salaria Sport Village. Pier Luigi Bersani fu netto nel chiedere le dimissioni, e la querelle su chi spalava fango dopo l’alluvione di Firenze (vinta dal leader Pd con tanto di foto amarcord) segnò un punto di non ritorno nel chiedere che la Protezione tornasse a occuparsi solo di emergenze e non di grandi eventi. “Per il pensionamento di Bertolaso davvero nessun rimpianto - commenta Mario Gasbarri, senatore Pd -. Mi interesserebbe solo sapere quanto ha guadagnato con le emergenze: non ce l’ha mai detto”.

Di certo si sa che ha gestito in libertà l’assunzione di centinaia di dipendenti, ultimo scaglione i 178 (di cui 13 dirigenti - cinque furono bocciati ma sono ancora in forza al dipartimento) entrati a giugno grazie ai fondi sottratti ai Vigili del fuoco, il corpo storico della Protezione ormai sovrastato da un’organizzazione gigante e multiforme, 800 persone alle dipendenze del Capo. Che non è più Bertolaso. Per lui si parla di incarichi internazionali: forse l’Onu, forse la gestione di fondi europei destinati a lenire il dissesto idrogeologico italiano. Una vita più indipendente rispetto al logoramento di anni spesi a gestire fronti sempre più ingovernabili, appetibili per affaristi e politicanti di ogni rango. Il testimone passa a Franco Gabrielli, già direttore del Sisde (servizi segreti), prefetto resosi noto a L’Aquila per aver vietato al popolo delle carriole di entrare in zona rossa. Un uomo che tutti descrivono riservato, stakanovista, integerrimo. Un tipo diverso da Bertolaso: “Non sarà uno che fa battute dicendo che se il Vesuvio eruttasse non sarebbe una disgrazia - sottolinea Antonio Crispi, sindacalista Cgil -. Però adesso per l’immondizia c’è il segreto di Stato, i militari sulle strade, un sistema repressivo: che c’entra con la prevenzione e gestione delle calamità naturali?”.

1 commento:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

REPENTINO IL 'PENSIONAMENTO' DI GUIDO BERTOLASO, L'ULTIMO 'MIRACOLO' GLI E' RIUSCITO UNA FETECCHIA.