

AMEDEO
La trappola è scattata, ma non è detto che funzioni. Silvio Berlusconi prepara il terreno delle elezioni di primavera e vuole dimostrare al capo dello Stato di aver fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per evitarle. Alla Direzione del Pdl si è reso disponibile a quel «patto di legislatura» che Gianfranco Fini chiede da mesi. E ciò nonostante le sue perplessità espresse l’altro ieri sera a coloro che insistevano per introdurre proprio questo passaggio nel suo intervento.
«Va bene, faccio come dite, ma sappiate che a questa cosa non ci credo: Fini un accordo non lo vuole». Ha accettato di dire quello che da mesi non ha detto neanche sotto tortura perché ha capito che gli sarebbe tornato utile di fronte ad un rifiuto di Fini. Con la stessa logica ha riconosciuto Futuro e Libertà come forza che articola la nuova offerta politica del centrodestra. Riconoscimento che finora il premier ha considerato una bestemmia.
Insomma, formalmente ha teso la mano, come se avesse riconosciuto l’errore della rottura con il co-fondatore del Pdl, rimangiandosi mesi di minacce e richieste di dimissioni dal presidente della Camera. Ma in tutto questo c’è un calcolo. «Perché - spiega Daniela Santanché - qui non si tratta di essere falchi o colombe, ma di non essere un piccione...». Allora, per evitare il tiro al piccione, Berlusconi apre a Fini, si fa concavo e convesso. Sarà anche una prova di debolezza, un modo per spostare l’attenzione dei giornali dalle escort alla politica del governo. Perché poi questo è l’effetto, quantomeno momentaneo. «Ma è pure un modo - precisa il ministro Raffaele Fitto - per trasformare un momento di difficoltà in una posizione di forza. Qui sono in campo due soluzioni parallele: o accordo o elezioni.
Quando si voterà in Parlamento si capirà quale delle due strade verrà imboccata». «Ora - spiega Giorgio Stracquadanio - l’onere della rottura è tutto a carico del presidente della Camera. E Berlusconi potrà dimostrare a Napolitano che tutti i tentativi sono stati fatti per tenere in vita la legislatura. E che non è possibile nessun governo tecnico».
Quindi, sparigliare, vestire gli inediti panni della colomba, ha il sapore della trappola. «E’ il tentativo di far venire fuori le differenze e le divisioni tra i moderati e gli ultras di Fini», spiegava ieri il governatore della Campania, Stefano Caldoro al termine della direzione del Pdl. Cosa che in effetti è accaduto dopo le parole del premier, con Moffa, Viespoli e Menia che giudicano interessante l’apertura, mentre Bocchino, Briguglio e Granata bollano il discorso come deludente e tardivo. In serata le agenzie fanno filtrare che anche Fini la pensa in quest’ultimo modo, che Berlusconi è arrivato fuori tempo massimo.
Poi il suo portavoce smentisce e rimanda tutto all’intervento che il presidente della Camera farà domenica a Perugia. Ignazio
Il punto - aggiunge
Ho fatto quel discorso perché il cerino deve bruciare tra le dita di Fini. A questo punto aspettiamo la risposta ufficiale del Fli, poi si vedrà: se rompe la responsabilità sarà tutta sua». Il banco di prova saranno le votazioni in Parlamento. Il giro di boa sarà la sentenza della Corte Costituzionale che il 14 dicembre dovrà pronunciarsi sul legittimo impedimento. Poi si aprirà un discorso con il presidente della Repubblica che, ad avviso del Cavaliere, non potrà dirgli di no alle elezioni.

Nessun commento:
Posta un commento