

FABIO MARTINI
E ora Gianfranco Fini fa la sfinge. A 24 ore dalla Convention di Bastia Umbra, dove si celebrerà il battesimo della sua creatura “Futuro e libertà”, il presidente della Camera ha ascoltato per tutto il pomeriggio di ieri i notabili del suo movimento, ma senza mai lasciar trapelare il suo pensiero. Certo un riserbo mirato ad evitare “fughe di notizie”, ma che si spiega anche con la grande incertezza sul da farsi. Fini sa che domenica si troverà davanti cinquemila persone, sa che dovrà dirgli qualcosa di importante, ma non ha ancora deciso cosa. E’ il curioso contrappasso per un personaggio che dopo aver trascorso una pessima estate a causa dell’affaire-Montecarlo, ora si trova così potenziato politicamente da non sapere come spendere il credito.
Un’incertezza accentuata dalla moderazione dell’ultimo discorso pubblico di Berlusconi e comunque testimoniata da un episodio apparentemente minore, ma che racconta bene lo stato d’animo del presidente della Camera. Poco prima dei Tg delle 20 le agenzie di stampa hanno battuto un dispaccio nel quale si attribuiva a Fini, sia pure in forma informale, un giudizio tranchant sul discorso pronunciato poche ore prima da Berlusconi davanti alla Direzione del Pdl: «Deludente, tardivo, senza prospettiva». Parole che somigliavano molto al preannuncio di una possibile crisi di governo. Nel giro di pochi minuti arrivavano a Fini due telefonate, quella del ministro Andrea Ronchi e quella di Silvano Moffa, uno dei capofila dei moderati.
Tutti e due volevano capire: che vuol dire quell’agenzia? E’ roba tua? O è una polpetta avvelenata? Fini spiegava che non è sua intenzione drammatizzare e per rendere più chiaro il suo pensiero, faceva diffondere una nota di rettifica: «Ogni ricostruzione attribuita al presidente della Camera è priva di qualunque fondamento». Un piccolo incidente, ma che qualche ora prima, un senatore ex An che conosce bene Fini, in qualche modo aveva profetizzato: «Vedrete, dopo il discorso moderato di Berlusconi, Fini farà trapelare due giudizi di segno opposto, uno negativo e uno aperturista...».
Dunque Fini si tiene aperte tutte le strade. Anche se il presidente della Camera resta dell’idea che non sia ancora giunto il momento di lasciare la maggioranza. Certo, i partiti di opposizione continuano a pressarlo. Il Pd gli chiede di «staccare la spina», mentre Antonio Di Pietro è passato allo sfottò, chiedendosi se Fini sia «il fidanzatino» di Berlusconi. Ma il presidente della Camera resta della stessa idea che coltiva da settimane: rompendo subito, si aprirebbe una crisi al buio. Spiega Italo Bocchino, tra i finiani il più vicino al presidente della Camera: «Il Pd chiede di staccare la spina, ma non ha nulla in mano per l’eventuale dopo-Berlusconi. E quindi se noi rompiamo, diamo il destro al premier per correre verso elezioni anticipate».
Ma domenica Fini incontrerà il suo “popolo” e dunque il massimalismo verbale resta alto. E infatti proprio Bocchino si è prodotto, in tempi diversi e su questioni diverse, in una raffica di dichiarazioni, immaginate proprio per tenere alta la tensione. La prima sulla Convention: «Il passaggio di domenica non sarà insignificante, non può restare tutto come è». La seconda sulla campagna acquisti: «Continua il processo di smottamento del Pdl a favore di Futuro e libertà: oggi confluiscono mille Circoli della libertà, quasi la metà di quelli messi in piedi dal ministro Brambilla per il Pdl». La terza molto allusiva: «Il ddl contro la prostituzione, approvato dal governo, è da due anni chiuso in un cassetto, per ragioni che tutti possiamo immaginare...». La quarta sull’incidente in Commissione sulla Finanziaria: «Se il governo va sotto, è colpa sua».
Come tante altre volte nelle settimane scorse i futuristi sono divisi tra loro circa il da farsi. E sia pure evitando atteggiamenti plateali, le due anime del Fli si misurano a colpi di dichiarazioni: da una parte quelli che puntano sulla rottura col governo (Granata, Briguglio), dall’altra quelli (come Moffa e Viespoli) che puntano invece a restare nell’orbita del centrodestra. E infatti un ex An come Amedeo Laboccetta punzecchia: «Ma quale è il vero Fli?». Questa mattina Fini incontrerà con tutti i notabili per decidere, una volta per tutte, le opzioni essenziali.
O quanto meno verranno scartate le ipotesi pià improbabili, a cominciare dalla proposta, tipica della Prima Repubblica, dell’appoggio esterno al governo.
Una soluzione rispetto alla quale Fini, in via informale, si è già espresso in modo negativo. Così ieri, sul nostro giornale, è stata anticipata la bozza di riforma della legge elettorale, su cui sta lavorando un gruppo di esponenti del Pd e del cosiddetto Terzo polo (compresi i finiani). Novità di rilievo: “secondo turno” e “diritto di tribuna” per i partitini.

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