

Sandro Bondi è salvo, la resa dei conti è stata posticipata sul federalismo. Con Casini che ribadisce la bocciatura e Bossi che risponde: "Accordi solo con chi lo voterà"
“Dovranno uscire allo scoperto”. Per quanto sotto assedio su tutti i fronti, Silvio Berlusconi ieri nel bunker romano di Palazzo Grazioli è riuscito a segnare un punto a favore del Pdl: essere riusciti a non far slittare il voto sulla mozione di sfiducia a Sandro Bondi così da togliere a Lega e Terzo Polo il tempo per trovare un accordo. Che Umberto Bossi dialogasse con Gianfranco Fini per garantirsi il via libero del federalismo in commissione e che la contropartita fosse una spinta per far cadere il governo era noto e oggi è stato confermato dal botta e risposta a distanza tra Pierferdinando Casini e Bossi. Il leader dell’Udc ha lanciato la rappresaglia: “Tutto il Terzo Polo voterà contro il federalismo fiscale” sul fisco municipale. Un decreto, ha aggiunto, che “così com’è rischia di dare il colpo finale all’autonomia dei Comuni”. La risposta del senatùr è stata altrettanto chiara e non si è fatta attendere: “Chi vota il federalismo potrà fare accordi con noi, chi vota contro fa una sciocchezza”. Aggiungendo la speranza che “il Terzo Polo cambi idea”.
Le carte sono dunque in tavola. E a rischiare maggiormente è
Umberto Bossi vorrebbe le urne per fare un po’ di pulizia ed è convinto che il caso Ruby non faccia perdere neanche un voto all’alleato Berlusconi ma crea molti problemi nella base leghista che spinge affinché il “capo” stacchi la spina. Il non farlo è giustificato solo dal federalismo, poi si apre la festa per il Cavaliere. “Se qualcuno vuole fare degli accordi con
Le dichiarazioni pubbliche saranno poi affinate e riviste nel corso della giornata. Durante il voto alla mozione di sfiducia a Bondi ci sarà modo, in aula, di leggere i segnali: in primis dal numero degli assenti nei banchi del Carroccio. Ma è chiaro a tutti che la mozione non passerà. Il Pdl fa quadrato attorno al suo coordinatore. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, sottolinea che “ora Bondi deve avere la fiducia, poi ragioneremo su diverse cose. Certo – aggiunge il suo ministero ha un problema di fondi ma ora va respinto questo attacco destituito di fondamento”. La mozione “verrà respinta”, assicura il ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo cui “la maggioranza terrà e il gruppo dei responsabili aumenterà”. Anche l’opposizione è convinta che le mozioni non passeranno, ma, dice Francesco Rutelli, dell’Api “una tappa di una battaglia a difesa della cultura italiana: Le mozioni del Pd come quella del terzo polo sono tutte nel merito – ha aggiunto – e dunque la battaglia iniziata continuerà con maggior forza anche domani”.
Non sarà dunque questo il banco di prova della maggioranza, l’ostacolo è stato spostato al passaggio sul federalismo. Per questo Berlusconi, anche durante il vertice di ieri sera a Palazzo Grazioli, ha insistito su un unico punto: la necessità di allargare la maggioranza. Certo che il governo continuerà a operare fino alla scadenza naturale è il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, secondo cui “il governo lavora, non è fermo, non è paralizzato, ma continua a lavorare ogni giorno, senza un attimo di sosta neanche di notte”. E su questo, maliziosamente, molti in Transatlantico stamani hanno ironizzato: Berlusconi non si ferma soprattutto la notte.

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