

Sulle spese di Minzolini l'Usigrai chiede chiarezza. Il sindacato dei giornalisti Rai non ci sta di fronte alla decisione, presa dal direttore generale di viale Mazzini, Mauro Masi, di chiudere il caso perché, a suo parere, il direttore del Tg1 "ha sempre rispettato le regole e non emergono violazioni", come lo stesso Masi scrive in una lettera inviata al consigliere Rizzo Nervo. La questione, ormai nota, è quella di quegli oltre 86 mila euro addebitati sulla carta di credito della Rai in uso ad Augusto Minzolini nel periodo che va dall'agosto del 2009 al settembre del 2010. Un "benefit compensativo", spiega Masi, che sarebbe stato concordato con il presidente della Rai, Paolo Garimberti. Che invece non conferma: "Non ne ero in alcun modo a conoscenza".
Oggi, la nota dell'Usigrai. "Vogliamo una chiarezza fatta da chi è terzo e indipendente. Crediamo che la magistratura possa procedere di ufficio per dire a noi e a tutti i cittadini se siano stati commessi reati. Immaginiamo possa eventualmente sanzionare anche chi aveva il dovere di vigilare e non lo ha fatto", dice il segretario del sindacato, Carlo Verna. "Incredibile a dirsi - continua Verna - siamo oltre le figuracce in diretta telefonica. La lettura dei giornali sulle questioni della Rai di Masi è sempre stupefacente. I numeri di protocollo indicati e relativi ai carteggi interni ci risparmiano anche il condizionale.
Le super spese di Minzolini una sorta di benefit compensativo?
All'Usigrai fa eco l'associazione Articolo21. "Dal momento che per Masi le carte di credito sono un beneficio valido per tutti, non avrà difficoltà a passare il rapporto dei suoi ispettori alla magistratura e alla Corte dei Conti per una valutazione più approfondita", dice il portavoce Giuseppe Giulietti, auspicando che "le autorità competenti pongano fine a una situazione che sta portando
(02 febbraio 2011)

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