mercoledì 20 luglio 2011

“UN UOMO PERICOLOSO”: IN CELLA IL MARITO DI MELANIA REA

Accusato di aver ucciso con crudeltà e vilipeso il cadavere

di Sandra Amurri

“Io in carcere, l’assassino di mia moglie a piede libero”. Sono le prime parole del caporal maggiore Salvatore Parolisi quando la porta della cella di Marina del Tronto si chiude alle sue spalle. Alla fine è stato arrestato, con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato da vincoli di parentela e crudeltà (il corpo è stato trafitto da 30 coltellate) e vilipendio di cadavere, in eventuale concorso con altri, il marito di Carmela Rea. Per tutti Melania, per le amiche del cuore Mela, la donna di Somma Vesuviana di 29 anni - ancora da compiere -, mamma di una bimba di 18 mesi, trovata morta il 23 aprile scorso a Ripe di Civitella, nel Bosco delle Casermette in provincia di Teramo. Reato che prevede la pena dell’ergastolo.

Il Gip nell’ordinanza motiva la custodia cautelare sostenendo che Parolisi potrebbe uccidere ancora, considerati l’efferatezza del delitto, la lucidità con cui avrebbe agito (anche nei giorni successivi) e, soprattutto, il fatto che avrebbe esposto la figlia a una simile situazione (la piccola dormiva verosimilmente in auto mentre la mamma veniva uccisa nel bosco). Elementi che rendono il caporal maggiore dell’Esercito un soggetto “estremamente pericoloso”. A dettare una svolta alle indagini sono state le tracce del Dna di Salvatore Parolisi sulle labbra e sulle gengive di Melania, tracce lasciate poco prima che morisse (altrimenti il contatto sarebbe stato cancellato dal movimento della lingua e dalla saliva). Un bacio, forse, o la bocca bloccata dalla mano del marito per evitare che la donna urlasse. Il movente sarebbe la “relazione con la soldatessa”, quella Ludovica Perrone conosciuta nel 235 Rav Piceno durante un corso di addestramento e mai dimenticata.

TANTO CHE Parolisi a Pasqua sarebbe dovuto andare a Roma a conoscere i genitori di lei, che gli avevano prenotato una stanza d’albergo, per comunicare loro la fine del suo matrimonio e ufficializzare il fidanzamento con la figlia. Melania sapeva della loro relazione dopo aver scoperto sul cellulare di lui gli sms che i due si scambiavano. Per ben due volte telefonò all’amante per chiederle di lasciare in pace suo marito. “Vecio alpino”: questo il nome che Salvatore Parolisi aveva scelto per la sua pagina su un social network per comunicare con la donna per la quale aveva perso la testa. Profilo che ha provveduto a cancellare il giorno dopo l’omicidio della moglie, ma che gli inquirenti hanno ricostruito nei dettagli grazie alla rogatoria internazionale inoltrata negli Stati Uniti dove ha sede legale il sito. Tra le tante contraddizioni di Parolisi in questi mesi il riconoscimento del luogo in cui è stata ritrovata Melania: dapprima ha sostenuto di averlo identificato da alcune foto riprese dal telefonino di un agente di polizia penitenziaria, poi – quando è stato accertato che da quel cellulare non erano mai state scattate foto – ha detto di averle viste sui giornali. Ha continuato a sostenere che la moglie si era allontanata alla ricerca di un bagno dal pianoro di Ascoli, dove erano andati per una scampagnata con la bambina e di essere scomparsa nel nulla. Ma la perizia medico legale ha accertato che lì non ci sono mai stati visto che a quell’ora, alle 14.30, Melania era già stata uccisa nel Bosco delle Casermette. Ad inchiodarlo, secondo quanto si legge nell’ordinanza, sono stati proprio i risultati dell'autopsia. La donna è stata uccisa mentre Parolisi diceva di essere a colle San Marco con la figlioletta Vittoria. Un alibi che non ha trovato riscontro in nessuno dei testimoni.

ORA SARÀ la Procura di Teramo a continuare le indagini, visto che il Gip ne ha disposto il trasferimento sulla base della competenza territoriale. Mancano ancora diversi risultati dei Ris, come gli accertamenti geologico-botanici, mentre la dinamica dell’omicidio è stata ricostruita dalla perizia medico legale: Melania era chinata con i pantaloni e gli slip abbassati (probabilmente per urinare) quando l’assassino ha cercato di ucciderla. La donna è fuggita, ma poi è caduta e a quel punto l’assassino le ha inferto 30 coltellate. Non si sarebbe trattato dunque di un atto di rabbia seguito ad una discussione violenta: Melania non aveva tracce di pianto e il trucco era intatto. E come se non bastasse l’assassinio è tornato sul luogo del delitto munito di un’altra arma - forse un punteruolo - per sfregiare il cadavere. Un uomo spietato, molto diverso da quello su cui il fratello di Melania, Michele, e i genitori erano pronti a giurare essere una persona tranquilla, un buon marito e un ottimo padre. Ed è proprio per questo che per loro ieri Melania è stata uccisa un’altra volta.

5 commenti:

Anonimo ha detto...


Povera piccola Ludovica :(

Madda

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Un uomo pericoloso va neutralizzato, se non prima, sicuramente dopo che ha commesso un reato di tale portata.

zicin ha detto...

Assurdo!!!
Se non l'amava poteva separarsi... perchè ucciderla e in quel modo???


Per ora non vado ancora in vacanza
Serena notte

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Sai quanti ne ho conosciuto in carcere? Questo qui poi è una vera macchina da guerra, in grado di dare la morte come avrà fatto nei teatri di guerra in cui è stato. Un uomo pericoloso, appunto. Ma stupido.

Pixia61 ha detto...

Hai ragione Luigi un uomo pericoloso ma stupido ....io ho sospettato di lui quasi da subito (forse perchè leggo e vedo troppi gialli) ....nelle prime immagini che la TV dava di lui non vedevo certo il volto di chi ha operso,in quel modo tragico, la sua compagna e madre di sua figlia ...aveva un fare spavaldo e troppo sicuro di se ....sempre in TV parlavano di sue lacrime,ma quali? Non aveva neanche un pò gli occhi arrossati..e per quanto ognuno combatte il propio dolore lui non dava segno propio di soffrire. Si un uomo stupido (per non dir di peggio ma come dice il proverbio "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi" .

Baciotti by Pixia!! :)