domenica 28 agosto 2011

PENATI FA LA FESTA AL PD


Nervi tesi all’apertura della kermesse democratica a Pesaro Militanti pochi (e stufi), Bersani glissa le domande

di Sandra Amurri

Ore 18.30. Pier Luigi Bersani arriva a inaugurare la Festa Democratica nazionale a Pesaro. Ad attenderlo poche persone se si escludono i dirigenti regionali e provinciali, i deputati e i senatori, gli assessori e i giornalisti. Circondato dalle telecamere in spalla agli operatori e dagli uomini della scorta è impossibile avvicinarlo. Quando si muove per raggiungere il nastro da tagliare, gli chiediamo se possiamo porgli qualche domanda. La risposta è: “Basta domande”. Però, mentre si incammina per passare in rassegna gli stand alle domande risponde, ma sono quelle del collega de La Stampa che – tenuti lontani dalla sicurezza – non ci è dato ascoltare. Non ci diamo per vinti.

AL TERMINE del breve tour di una Festa Democratica che nulla ha a che vedere con le gloriose Feste dell’Unità, mentre si sottopone al test che misura il grado alcolico nello stand sulla sicurezza stradale, riproviamo ad avvicinarlo. Niente da fare. Un dirigente dice: “Fa bene a non rispondere a voi che state bene ad Arcore”. Voi chi? Chiediamo facendo finta di non aver capito. “Voi chi? Voi del Fatto Quotidiano”. Parole che rimbalzano sul volto indifferente e sulla bocca che non fa una piega del segretario regionale del Pd Palmiro Ucchielli. Accanto a lui l’assessore regionale alla Sanità Almerino Mezzolani che invece un certo imbarazzo lo fa trasparire con un’alzata di ciglio. Questa la domanda che avremmo voluto fare al segretario Bersani: “Non crede che a Filippo Penati il partito debba chiedere di rinunciare alla prescrizione per evitare di essere espulso? In fondo per molto meno avete cacciato Villari che non voleva dimettersi dalla commissione di Vigilanza Rai...”. In verità Bersani aveva già risposto, si fa per dire, al Fatto Quotidiano che in mattinata per bocca del collega Stefano Feltri al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini gli aveva chiesto se Penati doveva rinunciare alla prescrizione: “Sono scelte individuali, dal partito si è già dimesso e il Pd si augura che non restino zone d'ombra”.

E ancora: ma lei, Bersani, al suo posto rinuncerebbe alla prescrizione per farsi assolvere nel merito? “Non lo so, non so giudicare”. Qui alla Festa ha detto ai tg che si tratta di una questione personale che Penati dovrà affrontare e risolvere con i suoi avvocati, mentre il partito nel frattempo aprirà una commissione d’inchiesta interna. Neppure una parola sul fatto che Penati si sia autosospeso dal Pd e dalla carica di vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia ma non da quella di consigliere continuando così a percepire l’indennità prevista. Un tema comprensibilmente troppo imbarazzante visto che Penati non è una delle ultime file del partito, ma è stato il capo della segreteria politica del segretario, il braccio destro di Bersani.

Eppure la base, donne e uomini in carne e ossa che al Pci prima, al Pds e ai Ds poi, hanno dato l’anima e ora sono nel Pd, chiede di “eliminare” senza indugi chi sbagliando infanga una storia onorata. “Ci stanno facendo calare le braghe ma noi non ci stiamo. Qui bisogna tirare fuori gli attributi altroché” è la convinzione di Clara, 55 anni che per l’occasione ha indossato il vestito della festa che mostra con fierezza. Le fa eco Mario che di anni ne ha pochi di più: “Noi non siamo come quello lì, hai capito di chi parlo, no?, e siccome non siamo tutti uguali glielo dobbiamo dimostrare. Chi prende soldi in questo partito non ci deve stare, l’ho detto anche un’ora fa al circolo agli altri compagni”. Ma se i soldi li ha presi per il partito? “Allora che paghi il tesoriere, devono rispondere tutti quelli che hanno sbagliato. Che c’è di difficile da capire? Le mele marce fanno marcire il cesto: bisogna buttarle via” . Insomma loro vorrebbero che il segretario Bersani pronunciasse le stesse parole inequivocabili del governatore della Toscana Enrico Rossi: “Penati farebbe bene a dimettersi anche da consigliere e a stare zitto e rispondere solo nei Tribunali”. Ma il segretario prende tempo, vuole capire, non ha letto le carte, non sa giudicare, e intanto se la cava riducendola a una questione giudiziaria personale. E intanto il suo popolo, quello a cui si rivolge quando parla dalla Festa di Pesaro definendolo “perbene, capace di portare il Paese a una svolta”, chiede che la questione morale diventi una priorità come fortemente auspicava trent’anni fa Enrico Berlinguer. “La nostra forza è anche quella di organizzare una Festa in cui si discuterà dei problemi reali delle nostre proposte per uscire dalla crisi, sono i giovani che sono qui”. Pochi per la verità, se si escludono i ragazzi della band che suona jazz che lo hanno accolto.

PRIMA DI ARRIVARE a Pesaro Bersani ha pranzato a Jesi con alcuni industriali marchigiani, tra questi Gennaro Pieralisi area Pdl, ex presidente della Quadrilatero, società nata per la realizzazione di infrastrutture viarie tra Marche e Umbria, ai quali, ci racconta un dirigente del partito, ha anche chiesto un contributo per la Festa. Una Festa quella Democratica che ha smarrito la sua anima: centinaia e centinaia di donne e uomini che per giorni donavano il loro sudore dietro ai fornelli pensando di contribuire a costruire un mondo migliore per i loro figli. Oggi i loro figli, lo dice bene Clara “sono tutti a spasso: i nostri li abbiamo fatti studiare a forza di sacrifici, mentre quelli dei ricchi, dei politici, dei potenti stanno tutti con il sedere al caldo”.

2 commenti:

cetta504 ha detto...

Sono, ormai, tutti ingabbiati, hanno tutti le mani legate; hanno tanto osato che ora non saprebbero come uscirne anche se lo volessero.
Ormai la politica è solo corruzione.
Qualunque sia l'indirizzo ideologico.

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Hai pienamente ragione, l'Italia oggi è governata da oominicchi e quaquaraquà, dei cittadini, di noi se ne fottono,PURTROPPO!