sabato 17 dicembre 2011

Il Caimano tra ricatto elezioni e lo spettro Passera




di Fabrizio d’Esposito
   Il falco berlusconiano Amedeo Laboccetta, dal cranio lucidissimo, agita il dito minaccioso: “Così diventiamo il Popolo dell’Anarchia. Trenta nostri deputati non hanno votato la fiducia. Non si tratta di un semplice mal di pancia, ma di un virus pericoloso”. Per tutta risposta, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, manda un sms sorprendente ai parlamentari: “Dobbiamo essere presenti per ragioni politiche ed estetiche”. Ma l’estetica alfaniana, che non è quella hegeliana, difficilmente arginerà l’anarchia che regna nell’ex partito dell’amore. Che ieri ha avuto un triplice volto: due contrari (Stracquadanio e Mussolini), quattro astenuti (Moles, Bergamini, Castiello, Marini), più di venti assenti (tra cui la Brambilla, Tremonti, Romani, Martino, Crosetto). Senza dimenticare i continui addii: l’ultimo, nell’aria da tempo, quello di Stefania Craxi, che ha procurato molta amarezza al Cavaliere. In realtà, il malpancismo del Pdl va oltre la sostanza di una manovra per niente amata e investe la partita del futuro che si sta giocando in questi giorni: la Terza Repubblica che verrà. Per i falchi dell’ex premier, che vorrebbero le elezioni anticipate nel 2012 (una speranza simmetrica a quelle di Bersani nel Pd e di Bossi nella Lega), nel voto alla manovra di Monti si è saldato quel grande centro temutissimo e che rappresenta la vera anima della maggioranza che sostiene l’esecutivo tecnico.
   Lo scoglio 2013
   L’area di Veltroni, Franceschini, Letta, Fioroni e Follini dall’altra parte, il gruppone di Fitto, Formigoni, Lupi, Scajola da questa, e che vorrebbe trascinare con sé anche il “moderato” Alfano, il quale starebbe prendendo consapevolezza di essere un candidato premier “debole e perdente”. Con l’aggiunta, ovviamente, del Terzo Polo di Casini, Fini e Rutelli. L’obiettivo di questo “centrone” di fatto è di arrivare al 2013 e creare un’opzione politica attorno al nome forte del governo Monti: il ministro-banchiere Corrado Passera. La partita è questa, come dimostrano l’addio della stessa Craxi (destinata a lidi centristi) e l’interlocuzione tra l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti e il terzo-polista Gianfranco Fini.
   L’unico modo per contrastare questo disegno ha preso quindi la forma del voto anticipato, che però deve fare i conti con la decisione della Consulta sul referendum per la legge elettorale e l’immarcescibile partito del vitalizio, sempre presente in Parlamento. Non solo: l’incognita maggiore è rappresentata dalle vere intenzioni di Silvio Berlusconi. Ad alcuni ex ministri, ansiosi di conservare lo schema della Seconda Repubblica (da Brunetta a La Russa e Rotondi), l’ex premier ha più volte assicurato che “la spina a Monti sarà staccata appena possibile”. E l’altra sera, alla presentazione del libro di Bruno Vespa, è andato in questa direzione: “Monti è disperato, non so se dura”. Dunque: Monti ha una scadenza, secondo la versione del Berlusconi falco. Ma per quando è fissata? E quanti parlamentari lo seguiranno su questa strada ? Pronostica un ex sottosegretario dei Responsabili: “Gli andranno appresso in trenta sì e no”. La sensazione, condivisa trasversalmente, è che il partito delle elezioni anticipate sia in netta minoranza. Ed è per questo che esiste nel “centrone” pro-Monti e pro-Passera la versione di un Berlusconi disponibile a mettere il cappello sulla nuova fase del 2013, come ha fatto capire una frase dello stesso B. su Monti e Passera “futuri ministri” . Tutto dovrà passare anche per la tutela della sua “roba”, anche se il segnale arrivato ieri sul beauty contest non è incoraggiante. In ogni caso, il banco di prova di questa disponibilità sarà la riforma delle legge elettorale, con o senza referendum. Lì, attorno al tavolo che si formerà a gennaio, tutti dovranno gettare la maschera, Berlusconi in testa. Il “centrone” propende per il sistema tedesco, il Cavaliere potrebbe invece battersi per salvare il bipolarismo. E se alla fine dovesse passare un nuovo sistema basato su due poli, non sono escluse clamorose scomposizioni nel Pdl e nel Pd per aggregare ufficialmente questo grande centro. Ecco il nervosismo nel Pdl dipende soprattutto dalla sopravvivenza della Seconda Repubblica. Per i “nuovisti” è già morta, per i falchi è da salvare. Il governo Monti sta rivoluzionando la geografia politica. E ha già fatto una prima vittima: Casini. Partito come dominus della Terza Repubblica è già stato retrocesso, nelle alchimie del Transatlantico, da presidente della Repubblica in pectore a futuro presidente del Senato.

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