venerdì 31 ottobre 2008

Follini chi?



MARCO TRAVAGLIO
Zorro
l'Unità,
31 ottobre 2008


L’ottima svolta referendaria del Pd contro la porcata Gelmini (a proposito: perché non anche contro la porcata Alfano?) ha gettato nel più cupo sconforto l’on. Marco Follini, indimenticato ex vicepresidente del Consiglio del governo Berlusconi-2bis. Già aveva maldigerito la manifestazione del Circo Massimo che, diversamente da quelle che lui organizzava con l’Udc contro il centrosinistra, non gli è piaciuta per niente: sabato scorso, per evitare il collasso alla vista di tanta gente, si è tenuto ai margini della piazza, limitandosi a un’occhiatina di sfuggita ogni tanto. Ora però, alla parola “referendum”, s’è proprio sentito male. «E’ un inseguimento a Di Pietro, il Pd che si abbandona al radicalismo contraddice se stesso». Dove stia scritto che fare un referendum contro una legge sbagliata sia indice di pericoloso “radicalismo”, lo sa solo lui, visto che la Costituzione lo prevede come la quintessenza della democrazia. Ma la sua ossessione è Di Pietro: chiunque protesti contro le quotidiane porcherie del governo, a suo avviso «insegue Di Pietro», il che non va affatto bene (ma solo ora: sei mesi fa Follini veniva paracadutato alla Camera nella coalizione Pd-Idv). Ma soprattutto - sostiene Follini - il referendum sulla scuola che ricompatta Pd, Idv e Sinistra «è un regalo a Berlusconi, che non vede l’ora di avere un’opposizione radicale». Chissà perché i killer berlusconiani attaccano ogni giorno chiunque faccia un’opposizione radicale, risparmiando regolarmente Follini. Forse lo temono a tal punto che tremano al solo pensiero di nominarlo.

Lo scioglimento dei ghiacci al polo è colpa dell'uomo

LA STAMPA
31 OTTOBRE 2008

Un gruppo di ricercatori britannici ha sgombrato il campo da ogni incertezza: l’uomo e i gas serra prodotti sono i diretti responsabile del riscaldamento delle regioni polari e dello scioglimento dei ghiacci. Lo ha stabilito un’equipe della University of East Anglia che ha pubblicato i risultati della ricerca su Nature Geoscience.

I climatologi britannici hanno raccolto i dati reali dell’aumento della temperatura nelle regioni polari dal 1900 ad oggi per poi confrontarli con i risultati di quattro modelli climatici.

Confrontando le variazioni di temperatura registrate nel tempo ai Poli con i risultati delle simulazioni di quattro modelli climatici che tengono conto o meno dell’attività antropica, i ricercatori hanno dimostrato per la prima volta che le variazioni di temperatura delle regioni polari non sono dovute a varazioni naturali del clima ma sono direttamente attribuibili all’azione dell’uomo.

Che le temperature polari stiano salendo e con esse, conseguentemente allo scioglimento dei ghiacci, si stia anche pericolosamente elevando il livello del mare è un dato di fatto. Ma che questo sia davvero colpa dell’uomo rimaneva da dimostrarlo in modo diretto.

Guidati da Nathan Gillett lo hanno fatto in modo semplice e accurato i ricercatori britannici: gli esperti hanno prima raccolto i dati reali dell’aumento della temperatura nelle regioni polari dal 1900 ad oggi. Poi hanno confrontato questi dati con i risultati di quattro modelli climatici che rispecchiano altrettante diverse modalità di cambiamento climatico. Alcuni di questi modelli considerano tra anche il contributo umano dato dalle emissioni di gas serra, gli altri invece non ne tengono conto come parametro di variabilità.

Dopo aver scartato le prime tre ipotesi vista la mancata corrispondenza dei dati è emerso che solo il modello che include l’intervento umano è risultato compatibile con i dati attuali. È chiaro quindi che è l’uomo, con le sue attività inquinanti, ad aver fatto salire le temperature in queste regioni.

Individuato l'interruttore per la riparazione cellulare cerebrale



LA STAMPA
30 OTTOBRE 2008
L'obiettivo è rimediare alle perdite di cellule provocata da ictus, Alzheimer

Individuato, per la prima volta al mondo, l’interruttore molecolare che regola la riparazione cellulare cerebrale. A stanarlo ricercatori italiani, che hanno rintracciato una concreta possibilità di rimediare alla perdita cellulare alla base di malattie neurodegenerative acute (quali l’ictus o il trauma cerebrale) e croniche (quali la sclerosi multipla e il morbo di Alzheimer).

La scoperta si basa sulla possibilità di sfruttare la capacità del cervello di auto-ripararsi reclutando cellule progenitrici immature, simili alle cellule staminali e ancora presenti nel cervello adulto, “indirizzandole” a generare nuove cellule nervose. Lo studio, coordinato da Maria Pia Abbracchio, del dipartimento di scienze farmacologiche dell’università degli studi di Milano, e da Mauro Cimino, dell’ateneo di Urbino, ha coinvolto il Cnr di Milano, le università di Pisa e di Torino, il Centro cardiologico Monzino di Milano e il Centro neurolesi Bonino Pulejo di Messina. I ricercatori hanno osservato che dopo una lesione ischemica cerebrale alcune cellule circostanti alla zona lesa emettono una sorta di segnale di allarme che induce altre cellule ad attivarsi con finalità riparative.

Il segnale di danno viene recepito soltanto da cellule che possiedono un particolare recettore, già precedentemente individuato dal gruppo, chiamato GPR17. Alcune di queste cellule reagiscono alla lesione producendo un’infiammazione locale, che ha inizialmente finalità difensive ma che finisce per contribuire alla distruzione definitiva della zona lesionata. Immediatamente dopo, cellule immunitarie attivate dal segnale di danno migrano all’interno della lesione per rimodellarla e favorire la formazione di nuovi circuiti cerebrali. Al tempo stesso, cellule progenitrici immature presenti nel tessuto cerebrale vengono attivate proprio attraverso la stimolazione del recettore GPR17 e iniziano il percorso differenziativo che potrà portarle a generare nuove cellule nervose.

«Si tratta di precursori non ancora differenziati, derivanti da cellule staminali - spiega Abbracchio in una nota - che hanno la capacità di evolvere in cellule specializzate: neuroni e cellule gliali, in particolare oligodendrogliali. Queste ultime formano la cosiddetta ’guaina mielinicà che riveste i prolungamenti nervosi e permette ai neuroni di comunicare tra di loro. Queste cellule - prosegue la ricercatrice - possono quindi riformare la guaina mielinica danneggiata dalla lesione, ripristinando così la capacità di trasmettere impulsi».

A differenza di quanto si credeva, quindi, il processo di generazione di nuove cellule nervose e di riparazione dei circuiti cerebrali può avvenire anche nell’età adulta. In condizioni normali, tuttavia, questo processo riparativo non si propaga in misura significativa, e il danno spesso prevale sull’attività ricostruttiva.

«Ci siamo chiesti allora che cosa succede se proviamo a potenziare l’attività del recettore GPR17 presente sulla superficie delle cellule progenitrici - prosegue Abbracchio - Le nostre speranze si sono rivelate giuste: la stimolazione del recettore con i suoi “ligandi” naturali aumenta notevolmente la maturazione di queste cellule verso forme più specializzate, in grado di riformare la mielina». Si tratta quindi ora di trovare terapie da somministrare precocemente, ovvero nelle fasi successive a lesioni neurologiche acute (ictus, traumi spinali) o anche continuativamente nelle malattie degenerative croniche (come la sclerosi multipla e l’Alzheimer) per potenziare l’attività di questo recettore GPR17 e favorire il rimodellamento neuronale. «Pensiamo di utilizzare un approccio misto - spiega dunque Davide Lecca, uno dei primi autori dello studio - che combini l’uso di agenti farmacologici attivi su GPR17 con l’uso di farmaci biotecnologici che spingano il differenziamento delle cellule progenitrici verso il tipo cellulare danneggiato dalla malattia».

Gli uomini "fiutano" i tradimenti



LA STAMPA
30 OTTOBRE 2008
Le donne più abili a non farsi scoprire
NEW YORK

Troppo sospettosi e guardinghi, gli uomini non si fidano della fedeltà della partner anche se non hanno motivi di dubitare; ma quando lei tradisce, lui sa scoprire le corna nel 75% dei casi. Lei invece è più brava di lui a nascondere il tradimento. È quanto emerge da uno studio dello psicologo Paul Andrews della Virginia Commonwealth University di Richmond pubblicato sulla rivista Human Nature e reso noto questa settimana dal magazine New Scientist. Ma non è tutto, dallo studio è emerso pure che malgrado sia meno brava a scoprirlo in fallo e anche meno ingiustamente sospettosa del partner, lei sembra anche più abile a non farsi scoprire.

Gli psicologi hanno proposto dei questionari confidenziali a 203 giovani coppie e le differenze tra i sessi in fatto di corna sono emerse lampanti: intanto il 29% degli uomini ha ammesso di essere stato infedele contro il 18,5% delle donne. Poi lui ha mostrato di essere più guardingo di lei e molto spesso a sproposito, diffidando ingiustamente della fedeltà della partner. Però quando infedeltà c’è stata è sempre lui il più bravo a scoprirla: le sue deduzioni in fatto di fedeltà o infedeltà della partner si rivelano infatti corrette nel 94% dei casi (contro l’80% di quelle di lei), e lui nel 75% dei casi riesce a cogliere in fallo la partner fedifraga, cosa che a lei riesce solo nel 41% dei casi.

Che il maschio sia guardingo e molto abile a fiutare le corna è di certo una conseguenza dell’evoluzione della nostra specie, ha detto Andrews: «lui ha molti più interessi in gioco perchè al contrario della donna non può mai essere certo della sua paternità e quindi rischia di non trasmettere la propria eredità genetica alla prole e di accudire la prole di altri maschi».

Sopravvivere a Brunetta



GIUSEPPE SALVAGGIULO
LA STAMPA
29 OTTOBRE 2008

Aridaje co’ ’sti fannulloni!», sbuffa Vincenzo Di Biasi, sindacalista Cgil. «Il calo delle assenze per malattia era iniziato da qualche anno grazie a contratti più severi. E poi non c’è differenza tra pubblico e privato: nel 2006 le assenze medie erano state 9,84 contro 9,64. Forse con Brunetta c’è stato un effetto annuncio, una deterrenza sui falsi malati. Ma la deterrenza si crea anche se mandi i carri armati in piazza del Popolo, no?».

Vista dall’altra parte della barricata, la cura Brunetta non è poi così miracolosa. Certo, i dati del ministero sul calo delle assenze per malattia sono inequivocabili (a settembre -44% rispetto all’anno scorso, anche se i sindacati non si fidano e vogliono «aspettare quelli ufficiali della ragioneria generale»). E i numeri trovano conferma ascoltando le voci di dentro come quella di un impiegato di un ente locale: «L’effetto si è sentito, siamo più attenti a metterci in malattia».
Ma la realtà è in chiaroscuro: la decurtazione dello stipendio colpisce alla cieca, le visite fiscali sono virtuali e chi può s’arrangia con altri escamotage. Infine la stretta dal ministro colpisce gli impiegati ma non tocca i dirigenti, i più politicizzati.

La misura che più ha ridotto le malattie è certamente la decurtazione dello stipendio: per i primi dieci giorni di mutua, il dipendente si vede sottratte tutte le indennità accessorie. In soldoni, fino a 25 euro netti al giorno (un terzo dello stipendio). Spiega Di Biasi: «La mannaia colpisce al buio. Per esempio anche chi va a fare una radioterapia fuori dall’ospedale viene penalizzato in busta paga. E non è giusto». Secondo il ministero, la minaccia della «sanzione» economica ha scoraggiato i falsi malati. Conferma Claudio Mellana, direttore amministrativo della Asl Torino 2: «È dimostrato che il disincentivo funziona, ma sarebbe meglio che i soldi risparmiati premiassero altri dipendenti».

Sindacati e lavoratori aprono un altro fronte: «Capita che quando uno è raffreddato o influenzato si trascini al lavoro per non perdere i soldi, ma la sua produttività è nulla. Che senso ha?». Carlo Rienzi, presidente del Codacons, paventa un effetto boomerang: «Un dipendente malato che va in ufficio non solo si butta sulla scrivania e non fa niente, ma ritarda la guarigione e può essere contagioso, aggravando il danno sociale».
Al Comune di Padova, per esempio, calano le malattie brevi, ma quasi raddoppiano quelle oltre i dieci giorni. Il Codacons segnala il caso di «una donna che aveva una febbriciattola ed è andata ugualmente in ufficio. Risultato: si è presa una broncopolmonite». L’assocazione dei consumatori ha promosso contro le norme Brunetta un ricorso al Tar per poi sollevare la questione di costituzionalità. Già tremila dipendenti pubblici hanno aderito.

Non solo. Analizzando a fondo i dati sulle assenze, in alcune città si scoprono pratiche «di sopravvivenza» destinate a diffondersi. Al Comune di Torino, spiega l’assessore al Personale Beppe Borgogno, «la riduzione piuttosto netta delle assenze per malattia è stata compensata dal ricorso ad altri strumenti contrattuali come i permessi individuali, usati in caso di malattie brevi come raffreddore o mal di denti per evitare di perdere soldi». In effetti le assenze per motivi diversi dalla malattia crescono sia a luglio che a settembre. «Morale: l’effetto Brunetta pare non esserci». Anche a Padova dopo l’introduzione delle nuove norme sono aumentati i congedi parentali: da 1381 a 1510 a luglio, da 1231 a 1398 ad agosto.

Quanto alla visita fiscale obbligatoria anche per malattie di un giorno, lo stesso Brunetta ha fatto retromarcia con una circolare che smentisce il decreto. La norma era inapplicabile, anche perché ogni visita costa circa 40 euro e le amministrazioni pubbliche non se le possono permettere.
Controversa è anche la norma che estende l’orario di reperibilità del dipendente per la visita fiscale: dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20 (prima erano come nel settore privato: 10-12 e 17-19). «Ormai i dipendenti pubblici malati sono messi agli arresti domiciliari», protesta Rino Tarelli, segretario della Cisl funzione pubblica. Si lamenta un dipendente della Regione Lazio: «È un orario folle. Io sono single, dovrei forse morire di fame?». Elena Spina, avvocato del Codacons, ha raccolto la storia di un dipendente malato di claustrofobia: «Mi hanno lasciato solo un’ora di libertà, così la malattia si è aggravata».

«Siamo al delirio - s’infervora Tarelli - Brunetta spara dati mirabolanti e intanto toglie 720 milioni di euro dalla contrattazione integrativa. Da gennaio significa 100-300 euro in meno in busta paga. I tagli valgono per tutti, fannulloni e non. Altro che malati che guariscono improvvisamente e morti che corrono fuori dalle tombe...».

I tagli sul futuro

Abruzzo: cambiamo le facce

Non si può mentire per sempre



ANTONIO DI PIETRO


"Nel Cdm abbiamo fatto un applauso corale al ministro Gelmini per avere affrontato in questi giorni un'ondata di falsità e disinformazione", lo ha detto con incredibile faccia tosta il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.Questo governo sta scrivendo una triste pagina della democrazia italiana. Un Parlamento esautorato, i media piegati a palinsesti attentamente costruiti per generare consenso, giornali con le redazioni sempre più politicizzate ed un’informazione indipendente relegata solo a chi può accedere alla Rete.


Quello che il sottosegretario all’Interno Francesco Nitto Palma ha dichiarato mostra una bassezza mediatica legata al tentativo di attribuire la colpa dei tafferugli di Piazza Navona a giovani dei collettivi di sinistra. Eppure le poche foto, sapientemente pubblicate e fatte passare e ripassare in tutti i tg, testimoniano che le violenze sono state perpetrate da un gruppo di ragazzi dell’ultra destra muniti di mazze tricolore. Ragazzi stranamente lasciati agire indisturbati finchè magari non si è generata qualche scontata reazione di manifestanti pacifici, stranamente armati di bastoni in una piazza blindata, stranamente chiamati per nome da alcuni esponenti delle forze dell’ordine, come mostrano alcuni filmati.


Non si può mentire per sempre caro sottosegretario. In quella piazza, in quella città c’erano migliaia di ragazzi che hanno manifestato pacificamente, ragazzi di destra e di sinistra che durante il tentativo di destabilizzazione della manifestazione per mano di questo “strano gruppo” di Blocco Studentesco hanno tutti sollevato le mani per non raccogliere le provocazioni, pur raccogliendo qualche bastonata. E questo caro sottosegretario, se fosse stato in quella piazza come i senatori dell’Italia dei Valori, lo avrebbe visto con i suoi occhi ed ascoltato con le sue orecchie (guarda testimonianza).


L'ombra dei manovratori

Scontri a piazza Navona-Altre immagini

Disobbedire alla riforma, difendere il merito



Nicola Zingaretti
L'Unità

Quando ci si accinge a valutare una riforma del sistema educativo, la domanda fondamentale da porsi è una sola, semplicissima: renderà migliore le nostre scuole e le nostre università, le metterà nella condizione di essere più moderne, efficienti e competitive? Nel caso dei decreti presentati dal ministro Gelmini, la risposta mi sembra evidente: no. Questa non è una riforma, ma un drastico e indiscriminato taglio delle risorse. Per questo ci opponiamo.

Le diatriba salottiera sul voto in condotta e l'operazione amarcord che accompagna due decisioni di diversa gravità come la reintroduzione del grembiulino e del maestro unico non sono che tentativi di sviare l'attenzione dal nodo vero della questione. In una riforma c'è sempre un'idea di futuro. Giusta o sbagliata che sia. Ma in questi provvedimenti non c'è nulla di simile. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Quello che mi preoccupa è l'effetto devastante di queste scelte sul nostro Paese che, secondo tutte le statistiche, è già uno dei più ingiusti e socialmente immobili d'Europa. Un Paese in affanno. E il taglio delle risorse all'università, alla ricerca, non potrà che aggravare questa situazione, perché inceppa il motore del futuro.

L'incantesimo è finito. Quest'estate, osservando un panorama desolato di sfiducia e rassegnazione, parlavamo della desertificazione dell'opinione pubblica. Ma ora che l'inadeguatezza di questo governo appare in tutta la sua evidenza, ora che dal piano del metodo, ostentazione di decisionismo fine a sé stesso, si passa al piano delle cose, entrando nel merito dei provvedimenti adottati nella calura di luglio, la percezione cambia. I cittadini di questo Paese sono svegli, vigili e, diciamolo pure, migliori del loro governo. Capaci di osservare, valutare e criticare liberamente.

La reazione a questa falsa riforma è davanti ai nostri occhi: un movimento fortemente innovativo. Vedo, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, l'ulteriore crescita di una forte consapevolezza degli insegnanti, degli studenti, dei genitori, dei ricercatori e dei docenti che unisce scuole elementari, licei e università: un movimento di opposizione capace di presentare in forma inedita una forte domanda di cambiamento. Molto più di una semplice difesa della scuola e dell'università pubbliche. Un grande movimento per il futuro, che chiede opportunità per competere e un paese più giusto. Perché nella richiesta di un sistema educativo che funziona c'è la richiesta di rimettere in moto una società delle opportunità.

Si parla tanto di meritocrazia. Spesso in maniera strumentale. Nei grandi paesi anglosassoni e del nord Europa, la meritocrazia è una grande forza positiva, fondata su due pilastri, che assumono in quelle culture una connotazione spiccatamente etica. Il primo è la responsabilità individuale. Sarai premiato per gli sforzi che farai. E sai, al contempo, che se ti impegni ci sarà una società pronta a premiarti per quello che vali, che non ti vedrai passare avanti qualcun altro che vale meno di te. Secondo, ancor più decisivo: le pari opportunità. Perché per consentire a ciascuno di impegnarsi ed esprimere il proprio talento, la gara deve essere equa. Bisogna che a ciascuno siano date le stesse condizioni di partenza, e dunque chi parte, per nascita o per censo, in una posizione svantaggiata deve essere sostenuto e messo alla pari degli altri. Regole semplici, ma di straordinaria importanza, che trovano il loro fulcro e motore nella qualità di un forte sistema educativo. La meritocrazia è l'esatto contrario del mito del self made man, degli abili escamotage e del fatti furbo. È nell'educazione, infatti, che si formano le basi e si consolidano i saperi che permetteranno poi di emergere come dirigenti, manager, ricercatori. Non nell'arte di arrangiarsi. Il taglio delle risorse riduce e compromette questo spazio. Ecco perché dico: il movimento della scuola è anche un grande movimento di massa per la meritocrazia. Il primo in Italia. E di conseguenza questo è il più grande movimento positivo contro il berlusconismo che si sia mai sviluppato nel nostro Paese.

Noi siamo e saremo al fianco degli studenti, dei genitori, degli insegnanti, dei ricercatori che chiedono una scuola e un'università migliori. Come Presidente di una Provincia, so che l'esito di questa manovra ci tocca in prima persona. Il governo, in base a un'idea sbagliata di federalismo, impone agli enti locali la realizzazione concreta dei tagli. L'articolo 3 del decreto 154, sul dimensionamento delle scuole, con una formulazione intimidatoria «diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica». Pena il commissariamento e la gestione dei tagli da parte del governo.

E l'autonomia delle Regioni e degli enti locali che fine fa? Di fatto, come ha sottolineato un ordine del giorno approvato lo scorso 13 ottobre dall'Unione delle Province Italiane, viene annullata. È questo il federalismo previsto dal titolo V della Costituzione? In un certo senso, possiamo dire che disobbedire alla riforma è l'unica possibilità che abbiamo per rivendicare i nostri diritti. E per questo, di fronte all'arroganza del governo, noi, in base ad un'idea corretta di federalismo, non opereremo nessun taglio sul nostro territorio, invitando tutti gli enti locali a fare lo stesso. Lo diremo con chiarezza alla prossima conferenza unificata. Il governo si assuma le sue responsabilità. Una risposta forte, unitaria, può cambiare le cose.

31.10.08

Meno male che Silvio c’è



MARCO TRAVAGLIO
Zorro
l'Unità,
30 ottobre 2008

Il no del Cainano alla preferenza per le europee ha motivazioni alte e nobili: “Voglio che in Europa vada gente altamente qualificata e, nelle commissioni, professionisti di ogni materia. Solo scegliendo noi chi va in lista, siamo sicuri di una rappresentanza che difenda i nostri interessi”. A parte qualche imprecisione nell’uso dei pronomi (“scegliendo noi” al posto di “io”) e degli aggettivi (“nostri interessi” in luogo di “miei”), resta da capire il ruolo che Al Tappone riserva, nella nostra (anzi sua) democrazia, all’elettore. Se vuole avere a Bruxelles “gente qualificata”, basta candidare gente qualificata, poi i cittadini scelgono i migliori. Invece l’ami du peuple, quello che “il popolo sovrano”, “la gente è con noi”, “abbiamo preso i voti”, “siamo al 70%”, considera gli elettori un branco di decerebrati da tener lontani dalle decisioni, sennò votano gente sbagliata. Solo lui sceglie i “professionisti”. Infatti vuole la Carfagna, nota professionista, portavoce del governo. Ma è all’Europa che riserva i pezzi più pregiati della collezione. Commissario ai Trasporti: Antonio Tajani, un ex giornalista che di trasporti s’intende perché guida l’auto e prende l’aereo. Ex commissario alla Libertà e Giustizia: Rocco Buttiglione, purtroppo rimpatriato non appena aprì bocca. Anche le eurodeputate più qualificate le ha scelte lui: Iva Zanicchi ed Elisabetta Gardini. Dovreste vederle, nell’apposita commissione “Ok il prezzo è giusto”. Due così gli elettori non le avrebbero mai scelte. Meno male che c’è lui.

Cassazione: privacy, ammesse foto di moglie e amante in cortile



ROBERTO ORMANNI

Roma, 30 ott (Velino) - Una foto scattata di nascosto alla moglie e al suo amante nel cortile di casa non è una violazione della privacy. Perché il cortile, anche se appartiene ad un “luogo di privata dimora” non è tutelato dalle norme sulla privacy se “è visibile liberamente dagli estranei”. La Cassazione ha così sancito oggi in una sentenza ciò che il cinema ha dimostrato nel 1954 con il film “La finestra sul cortile”.

I giudici della sesta sezione penale hanno infatti escluso ogni giustificazione per l’aggressione di Mauro F., amante della signora Daniela B., al marito tradito della donna che aveva sorpreso i due amanti nel cortile di casa ma era stato a sua volta scoperto mentre scattava foto che documentassero il tradimento.

Secondo il ricorso della difesa, Mauro F. aveva “reagito ad un atto di interferenza illecita nella vita privata”. Il marito di Daniela B. avrebbe quindi leso il diritto alla riservatezza violando un luogo “annesso” al domicilio. (segue)

Una tesi che già non aveva convinto la Corte d’appello di Bologna che, nel 2005, senza riconoscere alcun tipo di esimenti o giustificazioni, aveva condannato Mauro F. a nove mesi di reclusione per l’aggressione. E la Cassazione, con la sentenza 40677, ha dato ragione ai giudici di secondo grado perché “la ripresa fotografica da parte di terzi lede la riservatezza della vita privata a patto che vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall'esterno, essendo la tutela del domicilio limitata a ciò che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi”.

A questo proposito i giudici aggiungono anche che “se l'azione, pur svolgendosi nei luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata dagli estranei, senza ricorrere a particolari accorgimenti, il titolare del domicilio non può accampare una pretesa alla riservatezza”. Proprio come accadeva nel film di Hitchcock dove il fotografo James Stewart, dalla sua finestra sul cortile, “interferiva” nella vita dei vicini. In questo caso, conclude la Cassazione, “riprese fotografiche o con videocamera non si differenziano da quelle realizzate in luogo pubblico o aperto al pubblico”. Forse è per questo che James Stewart non venne denunciato.

30 ott 2008

Paga 40 milioni o svelo tutto" . Il ricatto del gigolò alla manager


LA REPUBBLICA
FRANCESCO VIVIANO

È stata ricattata per mesi e costretta a pagare sette milioni e mezzo di euro per mettere a tacere il gigolò svizzero che aveva registrato i loro incontri erotici e minacciava di spedire il dvd alla stampa tedesca: ma alla seconda, enorme richiesta di denaro - 40 milioni - Ursula Susanne Klatten, 45 anni, azionista della Bmw e titolare di alcune importanti aziende farmaceutiche, ha denunciato l'amante e i suoi complici, sfidando la prevedibile eco mediatica dell'affaire.

Lui, Helg Sgarbi, 41 anni, prestante, poliglotta (otto lingue compreso l'arabo ed il cinese), è stato così arrestato insieme al socio Ernano Barretta, 63 anni, capo di una setta religiosa nata a Pescosansonesco di Pescara e proprietario dell'agriturismo "Rifugio Valle Grande": era Barretta il "regista" che filmava gli incontri amorosi del compare. Insieme poi ricattavano le prede.

Il nome di Susanne Klatten e quello di altre sue amiche, anch'esse milionarie, cadute nella stessa rete, era stato finora protetto dal riserbo della Procura e della squadra mobile di Pescara. Ma nei giorni scorsi è stato emesso l'avviso di conclusioni delle indagini e sono venuti fuori i verbali della vicenda, che coinvolge una delle donne più note della imprenditoria internazionale.

Susanne Klatten infatti è un'ereditiera chiave nel casato dei Quandt, azionista di riferimento della Bmw delle cui azioni detiene il 46% insieme alla madre Johanna e al fratello Stephan. Possiede anche il 50 % di Altana, uno dei colossi tedeschi del medico-farmaceutico, e attualmente investe in Nordex, un big dei mulini a vento per la produzione di energia. È da sempre nelle classifiche mondiali della ricchezza e del successo, a cominciare da quella di Forbes.

La storia giudiziaria in Abruzzo comincia il 15 febbraio scorso, quando la procura di Monaco di Baviera contatta quella di Pescara per una rogatoria dopo l'arresto di Helg Sgarbi. L'inchiesta viene affidata al sostituto procuratore Gennaro Varone, che ordina intercettazioni ambientali e telefoniche nella sede della setta e nelle abitazioni di Barretta e dei familiari e poi il sequestro dei beni loro intestati: due milioni di euro trovati nascosti nell'intercapedine di un tetto, appartamenti, fabbricati, terreni e auto di lusso (tra queste una Lamborghini, una Ferrari, una Rolls Royce Silver Shadow, una Limousine).

Tutti acquistati con i sette milioni di euro estorti a Susanne Klatten e con un'altra decina di milioni pagati dalle sue amiche che avevano relazioni con Helg Sgarbi.

Molti altri milioni di euro, oltre 20 secondo gli investigatori, sono però già al sicuro, investiti dai due complici a Sharm El Sheik, in paesi dell'America latina e nelle banche dei paradisi fiscali. E nascosti sono ancora i filmini degli incontri amorosi di Sgarbi con le facoltose signore tedesche. I convegni avvenivano in lussuosi alberghi di mezzo mondo, ma soprattutto a Monaco di Baviera e a Montecarlo. Helg Sgarbi e Ernano Barretta prendevano sempre due stanze comunicanti. In una avevano luogo gli incontri di Sgarbi con le spasimanti, l'altra stanza diventava una vera e propria sala di regia dalla quale Barretta filmava e registrava tutto.

Poi i rapporti tra il gigolò svizzero e le sue donne s'interrompevano e Sgarbi, inventandosi storie pietose - come quella di essere minacciato dalla mafia italo americana - chiedeva un "aiuto" economico. Susanne Klatten è stata convinta così a sborsare sette milioni e mezzo di euro, le sue amiche due o tre milioni a testa, più altri regali.

Ma i due soci successivamente gettavano la maschera e aumentavano la posta chiedendo altro denaro, tanto denaro, per evitare che i filmini degli incontri fossero
resi pubblici.

Il primo avvertimento arriva alla Klatten il 2 novembre 2007. L'ultimo - una lettera e un dvd - è del 12 dicembre successivo, e contiene la richiesta di 40 milioni di euro, poi ridotti a quattordici. Dovevano essere consegnati in un albergo di Montecarlo: ma la donna a quel punto avverte la polizia e fissa un appuntamento per il 14 gennaio di quest'anno.

Al rendez-vous però Helg Sgarbi, anziché incontrare la signora, trova i poliziotti tedeschi, che lo arrestano per truffa ed estorsione. Anche le amiche della Klatten sporgono denuncia e la vicenda si allarga a macchia d'olio, arrivando a coinvolgere anche i servizi segreti tedeschi.

(31 ottobre 2008)

"Tra Berlusconi e il paese idillio finito - nel Pd si deve aprire una nuova fase"



LA REPUBBLICA
di MASSIMO GIANNINI

ROMA - "La protesta di massa sulla scuola, la drammatica crisi economica che attanaglia famiglie e imprese. Ormai è evidente: l'idillio tra Berlusconi e l'Italia si sta incrinando e la vicenda della legge elettorale europea, di cui apprezziamo il ritiro, non è solo il risultato della fermezza dell'opposizione ma anche di difficoltà interne alla maggiranza. Di qui dobbiamo partire per rifondare un nuovo centrosinistra, che rappresenti agli occhi dei cittadini un'alternativa vera e credibile per il futuro governo del Paese". Ammainate le bandiere della grande manifestazione del 25 ottobre, Massimo D'Alema scende in campo e suona la carica al Partito democratico e a Veltroni. "Adesso - dice l'ex premier ed ex ministro degli Esteri - bisogna lavorare per costruire intorno al Pd una vasta coalizione democratica, e che ci permetta di alzare il nostro profilo riformista, di dialogare con tutte le opposizioni, di parlare ai ceti moderati che hanno votato Berlusconi, e che ora capiscono la sua palese inadeguatezza".

Onorevole D'Alema, non è che state scommettendo un po' troppo su questa "fine della luna di miele" tra il Cavaliere e gli italiani?
"Nessuna illusione. Ma non possiamo non vedere quello che sta succedendo. L'Italia attraversa una crisi senza precedenti, che sarà di lungo periodo. Si è ormai dissolta l'idea che Berlusconi vivesse una sorta di 'luna di miele permanentè con il Paese. Stanno esplodendo i primi, seri problemi nel rapporto tra il governo e i cittadini. Sta crollando come un castello di carta la straordinaria 'fiction'costruita dal governo in questi mesi. Ci sono problemi enormi, il governo li ha gravemente sottovalutati e oggi dimostra di non avere la forza per affrontarli con la necessaria radicalità".

In realtà, l'unico serio "problema nel rapporto tra il governo e i cittadini", come lo chiama lei, riguarda la scuola.
"E le pare una cosa da poco? Quello che sta accadendo sulla scuola merita una grandissima attenzione. Un insegnate mi faceva notare una cosa molto giusta: mentre nel �77 in prima fila c'era la parte meno qualificata del corpo studentesco, oggi in testa ai cortei ci sono i primi della classe, che non vedono più una prospettiva per il futuro. Perché questo succede: se tagli gli investimenti nelle università, blocchi il turn over e cacci i ricercatori, rubi il futuro agli studenti più bravi e più capaci. Ora, io penso che l'opposizione debba rispettare e non strumentalizzare i fatti. Ma gli scontri dell'altro ieri a Roma mi hanno enormemente allarmato. Ci sono aspetti che devono essere chiariti e che riguardano anche la condotta della polizia: il centro era tutto bloccato alla circolazione, per chiunque, eppure un furgoncino carico di mazze è potuto arrivare fino a Piazza Navona, dove ha scaricato la sua 'merce', e dove un gruppo di squadristi ha atteso il corteo degli studenti. Com'è possibile?".

Comunque sulla scuola chi è senza peccato scagli la prima pietra.
"E' evidente, ma da questa crisi non si esce con le scelte primitive della destra. Giusto colpire gli sprechi e i privilegi, ma per farlo non si possono prosciugare le risorse di tutta la scuola. Giusto colpire gli abusi al diritto di assistenza dei disabili, ma per farlo non si può eliminare il diritto. Giusto colpire i casi di 'baronatò e i corsi universitari con un solo studente, ma per farlo non si può tagliare 1 miliardo di euro a tutta l'università. L'autonomia non è arbitrio. E il fatto che non ci siano i soldi è una scusa. Le scelte compiute dal governo su Alitalia alla fine costeranno 2 miliardi ai contribuenti. La soppressione dell'Ici per i più abbienti è costata 3,5 miliardi. Quei soldi c'erano. Il problema è che sono stati usati per effettuare una politica redistributiva a favore della parte più ricca del Paese. Quindi il governo non è stato costretto a tagliare: ha fatto una scelta, ben precisa. Ed è una scelta di destra che il Paese mostra di non gradire".

Lei ha qualche dubbio sul referendum contro la legge Gelmini. Perché?
"Non è questione di dubbi. Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all'incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti. Quindi io dico: raccogliamo pure le firme, ma impegniamoci davvero, qui ed ora, per costringere il governo a un cambiamento di rotta".

Quali altri segnali vede, di questa incrinatura tra il governo e il Paese?
"C'è il profondo malessere che sta crescendo dentro la stessa maggioranza sulla riforma delle legge elettorale per le europee. Su questo abbiamo fatto una riunione con tutti i gruppi parlamentari. Ebbene, oltre a una convergenza sul tema specifico, è emersa la preoccupazione condivisa sulla visione della democrazia di questa maggioranza: questa idea oligarchica, presidenzialista e plebiscitaria del potere, indebolisce la democrazia e produce solo una parvenza di decisionismo".

Ma la denuncia di questa situazione, e tutti i no che ne derivano, basta a voi dell'opposizione per mettervi l'anima in pace?
"No, non basta. E qui veniamo al cuore del problema. Questa crisi, drammatica, non è solo della maggioranza, è del Paese. E questo da un lato getta le basi per una prospettiva politica nuova, dall'altro lato carica l'opposizione di una grande responsabilità. Dobbiamo alzare nettamente il nostro profilo riformista. Dobbiamo ridefinire il progetto politico dell'opposizione, e aprire una fase nuova che ci consenta di creare un campo di forze per l'alternativa. E non sto parlando di nomenklatura, ma di pezzi della società italiana, di ceti moderati, di classi dirigenti, che devono tornare a guardare a noi come a un nuovo centrosinistra di progetto e di governo, che non riproduca i limiti e gli errori del passato. La costruzione di questa coalizione va di pari passo con la nostra capacità di parlare al Paese, che non è solo quello che scende in piazza".

La vostra piazza del 25 ottobre non doveva servire proprio a questo?
"E' stata una piazza molto bella, soprattutto perché è stata festosa. Tuttavia, dopo il grande sforzo comune di quella manifestazione, mi piacerebbe adesso che l'insieme del gruppo dirigente fosse coinvolto in una riflessione per il rilancio della nostra prospettiva. Capisco l'appello di Veltroni all'unità, ma è innanzitutto da lui che deve venire l'iniziativa per favorirla e renderla efficace. Siamo in uno scenario che sta cambiando profondamente. Siamo passati dall'illusione di una partnership con Berlusconi per fare le riforme (quello che Ferrara sul Foglio sintetizzava con l'espressione 'Caw'), ad una aspra conflittualità, di cui innanzitutto il premier porta la responsabilità. Ora, però, è molto importante dare anche forza propositiva alla nostra iniziativa e rilanciare la capacità di dialogare con l'intera società italiana".

Partiamo dall'opposizione. Il suo ragionamento implica che, a partire da Di Pietro, vadano ridiscusse le alleanze. E' così?
" Prima ancora di questo occorre mettere a fuoco un nuovo progetto riformista e riformatore per l'Italia, sul quale cercare il massimo dei consensi possibili, e non solo nell'opposizione. I temi non mancano: dai meccanismi per il voto europeo al federalismo, dal referendum sulla legge elettorale al Mezzogiorno. Insomma, anziché una inutile discussione tra di noi se si debba guardare a destra o a sinistra, ciò che dobbiamo fare è accrescere la nostra capacità di attrazione, a partire dal nostro progetto riformista e dall'iniziativa politica che mettiamo in campo. L'obiettivo, certamente, è quello di allargare il campo delle alleanze".

E cosa intende quando parla di riflessione sul Pd e sulla sua organizzazione interna? Siamo di nuovo alla diarchia conflittuale D'Alema-Veltroni?
"No, nessuna diarchia e nessun conflitto. Ma per il Pd il problema non pienamente risolto continua ad essere quello della piena valorizzazione delle sue risorse. Andiamo verso la conferenza programmatica, e quello sarà un momento di verifica importante proprio per marcare il nostro profilo riformista. Questo richiederebbe il contributo di tutti, perché in caso contrario è inevitabile che le forze si disperdano. Se non è il partito a chiamare ed impegnare tutti, non ci si può lamentare se nascono fondazioni, associazioni, e iniziative di vario segno"..

La sua Red come la vogliamo giudicare?
"Io mi occupo della Fondazione Italianieuropei. Red è un'associazione che ci aiuta a sviluppare i nostri progetti, e sta coinvolgendo molte persone anche fuori dal Pd. Non c'è nulla di anormale in questo. E' sbagliata l'immagine di un partito che si identifica in un principe buono, minacciato da un gruppo di pericolosi oligarchi cattivi".

E questa idea chi la mette in giro, se non tutti voi messi insieme?
"Io non mi riconosco tra i diffusori di questa immagine. Veltroni è il leader del Pd. Come sa io non ho incarichi e non ne cerco. Sono uno dei pochi che ha lasciato incarichi per favorire il rinnovamento. Ma in questo partito c'è un gruppo dirigente formato da molte personalità, e non da oligarchi cattivi. Questo gruppo dirigente è anche una garanzia del rapporto tra il Pd e il Paese. Mettere al lavoro queste persone, vecchie e giovani, non indebolisce Veltroni, ma al contrario lo rafforza".

E il congresso straordinario che fine ha fatto? Ormai si farà dopo le europee.
"Non ho mai chiesto che si tenesse un congresso straordinario. Il congresso com'è previsto dallo statuto, si terrà dopo le europee".

Comunque di tempo ne avete. Il Cavaliere vi consiglia un riposo di 5 anni.
"Berlusconi non ha molto da ironizzare. I sondaggi dicono che le difficoltà della maggioranza sono serie, il governo ha perso 18 punti. Ma la fine dell'idillio non si traduce in un travaso di consensi dalla maggioranza all'opposizione. Quando un Paese non ha fiducia né nel governo, né nell'opposizione significa che c'è il rischio di una democrazia più debole. Anche per questo è urgente rilanciare non solo la nostra battaglia di opposizione, ma il nostro progetto politico. Il partito del centrosinistra riformista è nato per questo".

(31 ottobre 2008)

La promessa di Mister Wikipedia - "E ora sfido l'impero Google"



LA REPUBBLICA
di VITTORIO ZAMBARDINO

MILANO - L'apocalisse può attendere. Stanno arrivando un paio di anni duri, non il Grande Crollo che spazzerà via aziende e media, e bloccherà l'innovazione tecnologica. Anzi sarà l'occasione buona perché vecchi privilegi finiscano: nei prossimi due anni ci sarà poca pubblicità, i tagli di budget, sì, ma mentre finora la gente si chiudeva in casa a guardare la tv, stavolta passerà una parte più grande del suo tempo su Internet, che è un modo economico e intelligente di spendere il tempo libero.

E questa è la fine dell'immunità televisiva verso i colpi del ciclo economico: la pubblicità dovrà regolarsi di conseguenza. Ma non è il momento di aver paura: anzi lui sta lanciando una "cosa" che potrebbe diventare, com'è stato detto: "il peggior incubo di Internet".
Lui, Jimmy Wales, 42 anni, semina nel World Business Forum di Milano la visione ottimistica che l'ha portato a fare di Wikipedia, la sua creatura più nota, un brand forte e conosciuto nel mondo. E "l'incubo" di Google cos'è? È la filiazione commerciale di Wikipedia, che si chiama Wikìa ed è una sorta di catalogo di contenuti del sapere "pop". Dove i contenuti li mettono quelli che le cose le amano: ci sono migliaia di collaboratori che scrivono dei muppet, decine di migliaia parlano di World of Warcraft. Chi cerca informazioni su quegli argomenti troverà queste pagine. È la vecchia idea di Yahoo!, il catalogo del sapere, ma arricchito dalla "saggezza delle masse" di Wikipedia.

Una nuova idea proprio adesso? "Voi europei siete spaventati e troppo protezionisti. Quello sì, il protezionismo mi preoccupa".

Scivola tranquillo in mezzo alle obiezioni che ritiene più scontate, come quelle sull'autorevolezza e l'affidabilità di un'enciclopedia compilata da 75 mila collaboratori nel mondo (e potenzialmente da chiunque voglia), liberi di aprire una pagina e modificarla: "È sbagliato il punto di partenza. Si crede che la Britannica, per dire la migliore delle enciclopedie, sia perfetta: in una sua voce ci sono mediamente tre errori. In una nostra quattro. E poi stiamo lavorando anche sul punto del controllo e delle correzioni".

In Germania, accenna. Dove se no? L'errore non è uno scandalo, è solo un punto di lavoro e un obbligo il riconoscerlo. È un problema che non sarà mai davvero risolto una volta per tutte (ammette), l'importante è cercare gli errori, correggerli, riconoscerli. Regola vera anche per i giornali, dove l'ostilità del popolo digitale verso il foglio di carta è fondata sul fatto che troppo spesso "i giornali sono riluttanti a correggere gli errori che commettono".

Per dire perché è meglio fidarsi disegna la metafora di un ristorante dove si serve la carne, che va tagliata, e dove quindi gli avventori potrebbero accoltellarsi con le posate. "Chiudiamo ogni cliente in una gabbia o ci fidiamo? Non deve vincere la società della diffidenza". E questo - è chiaro - vale non solo per Wikipedia. Si sente portatore di una cultura il cui nocciolo è la credibilità della struttura aperta, collaborativa, fondata sulla fiducia. Per lui è la cultura stessa della rete. Se gli si dice che la crisi potrebbe scuotere l'industria Internet e fermarne lo sviluppo, non ci crede "Ormai la rete è entrata nelle vene della società, nelle abitudini delle persone: non si fermerà per nessun motivo"


(31 ottobre 2008)

Un detenuto romeno primo al test da ingegnere all’Università



IL CORRIERE DELLA SERA

MILANO — Si può vincere all’Enalotto in tanti modi: rubando in banca su Internet i soldi che la ruota della fortuna ha appena regalato a qualcun altro, oppure afferrando dal carcere l’opportunità dell’unica vera lotteria costituita dall’autorealizzarsi in una vita nuova e onesta.

Appena più che ventenne, Gabriel Bogdan Ionescu incarna già entrambe le identità: «pirata» informatico romeno e studente modello italiano. Cacciatore di frodo di depositi bancari, e genio (autentico, non per frustro modo di dire) del computer. Dipende dal punto di vista — precedenti penali o futuro curriculum—dal quale lo si guarda: condannato a 3 anni e un mese del Tribunale di Milano in primavera, ma adesso anche primo classificato al test di ingresso alla facoltà di Ingegneria Informatica del Politecnico di Milano.

Li ha stracciati tutti, fra i candidati non c’è stato giovane «cervello» italiano capace di competere con lui nel test d’ingresso che il romeno ha potuto svolgere grazie alle tre ore di permesso concessegli dal Tribunale di Sorveglianza, che ne ha autorizzato la trasferta- lampo dal carcere del Bassone a Como (dove sta scontando la pena) al Politecnico milanese.

Non si può dire sia stata una sorpresa per chi (i baschi verdi della Gdf in una indagine della Procura di Milano) aveva già avuto modo di saggiarne le qualità informatiche: quando la magistratura italiana l’aveva fatto arrestare con un mandato di cattura internazionale eseguito in Romania, subito si era tramandata la voce delle sue gesta piratesche, così eclatanti da suscitare persino qualche dubbio d’implausibilità, e da far temere che si trattasse di una di quelle improbabili leggende metropolitane che puntualmente accreditano ad esempio il solito cane lupo della solita eredità di immense fortune e di storiche squadre di calcio. Ma ora il gol universitario messo a segno al Politecnico di Milano conferma la striscia di «successi» (vincitore delle olimpiadi della matematica, campione dei Balcani di informatica, miglior studente della materia a Bucarest) già vantati in patria dal giovane «capocannoniere» di una «squadra» di pirati informatici arrestati mesi fa.

L’indagine del pm Francesco Cajani ha riguardato infatti un gruppo di ingegnosi romeni che, spedendo migliaia di finte email apparentemente provenienti dai siti ufficiali delle banche o delle Poste, si impadroniva delle credenziali informatiche dei malcapitati che cadevano nel tranello e rispondevano alle mail («phishing»). A quel punto la banda passava a verificare cosa fosse depositato sui conti in questione, e quasi sempre vi prelevava qualche centinaia di euro per volta, versando il denaro su carte di credito prepagate con le quali i soldi venivano ritirati al bancomat. Senonché, quando la banda si era imbattuta in un colpo di fortuna insperato, e cioè nel deposito sul quale l’incauto proprietario delle password soffiategli dai «pirati» aveva parcheggiato 100.000 euro appena vinti all’Enalotto, il capo del gruppo aveva ordinato che il conto fosse svuotato non poco a poco, ma di colpo. E di fronte al fallimento dei gregari, che pur smanettando come matti non riuscivano a fare il miracolo di dirottare in un’unica soluzione grosse quote del denaro senza nel contempo allertare i sistemi di controllo e far scattare il blocco del conto, alla banda l’unica soluzione era apparsa chiamare l’arma finale: il ragazzo-prodigio, «il campione». E, per paradosso, proprio alcuni riferimenti alle performance del genietto romeno avevano consentito agli inquirenti di identificarlo.

Ora, però, quelle stesse qualità tornano a regalargli almeno tre chances. Lo studio, con il Politecnico da frequentare. Il lavoro, con il posto offertogli da una azienda che l’ha già «opzionato ». E la richiesta di grazia, che il suo l’avvocato Pierpaolo Livio sta inoltrando al Presidente della Repubblica.

Luigi Ferrarella
31 ottobre 2008

Gelli conduttore in tv: «Venerabile Italia»



IL CORRIERE DELLA SERA

Il «Maestro» della loggia massonica segreta P2 condurrà un suo programma.
Ospiti?
Andreotti e Dell'Utri

MILANO - È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Per cui il titolo della sua trasmissione non può che essere «Venerabile Italia». Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Quindi Licio Gelli sbarca in tv. Avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22.20, su Odeon tv .

IL PROGRAMMA - Sarà proprio il maestro della P2 la «voce narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ’80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano». l programma, presentato venerdì ufficialmente a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri.

31 ottobre 2008

Sabina Guzzanti in tv dopo 5 anni. «Santoro, si contenga...»



IL CORRIERE DELLA SERA

È apparsa nella trasmissione di Santoro, dedicata al decreto Gelmini, vestendo i panni di Berlusconi-Cesare

ROMA - L'aveva annunciato dal suo blog: «Sono felice di annunciarvi in anteprima che ho registrato tre pezzi di Berlusconi per la puntata di Annozero di giovedì sera». Promessa mantenuta: Sabina Guzzanti è apparsa, nelle vesti del premier, durante il programma di Santoro.

CORONA D'ALLORO - Vestita in doppiopetto, ma con una vistosa corona imperiale di alloro dorato sulla testa, la Guzzanti ha parlato delle proteste contro la legge Gelmini («se dico queste cose della polizia non voglio far sembrare gli studenti violenti, sono io che voglio sembrare violento...», ha detto l'attrice imitando la voce del premier), poi dei suoi alleati («Dio li fa e io me li accollo...»). Infine la Guzzanti ha scherzato simulando dei dietrofront immediati di dichiarazioni del premier: «Io li odio i politici e non vada in giro a dire che li odio perché non è vero».

SAVIANO-MANGANO - Nel secondo interventola Guzzanti, sempre nei panni di Berlusconi, se la prende con Santoro. Prima facendo il gesto dell’ombrello, poi alzando il dito medio. «Santoro si contenga - tuona il finto premier - lei ha fatto il 20% senza invitare uno dei tanti sottoscritti che ci sono in giro. Dirà che io sono sempre invitato, ma io non vengo. Lei fa un uso criminoso della tv. Io adesso vengo nel suo programma e le faccio calare l’ascolto stando zitto». Poi un accenno all'autore di Gomorra: «Se dite che Roberto Saviano è un eroe, allora dovete dire anche che Mangano è un eroe: è la regola del pluralismo». Dalla Guzzanti-premeir un affondo sul Pd: «Hanno il diritto di fare opposizione, non ho mai detto che non hanno diritto. Ma anche noi abbiamo diritto a non avere un’opposizione e anche questo diritto va tutelato».

RAIOT - Questo il ritorno della Guzzanti, dopo cinque anni di assenza. Era il novembre del 2003 quando del programma Raiot andò in onda soltanto la prima delle cinque puntate previste per la protesta politica che ne scaturì. Da allora l'autrice ed attrice ha lavorato in teatro ed ha realizzato il film di satira, ma anche di denuncia politica, Viva Zapatero (2005). L'ultima delle sue uscite pubbliche, alla quale sono seguite molte polemiche e una querela da parte del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna (che le ha chiesto un milione di euro di danni), è stata quella della manifestazione di Piazza Navona del luglio scorso. In questi giorni l'attrice è impegnata nelle prove del suo nuovo spettacolo, Vilipendio Tour - parte 3, al via il 4 novembre dal Teatro civico di La Spezia.

30 ottobre 2008

Così Mara studia da miss governo



LA STAMPA
30 OTTOBRE 2008

Per la speaker stage di comunicazione con esperti (più Letta e Bonaiuti)
MARIA CORBI

ROMA
Mara Carfagna pronta per nove settimane e mezzo. Di stage, naturalmente. Una full immersion per imparare l’arte di comunicare. Come vuole il leader Silvio che non ha ascoltato nessuno dei tanti «ma» che sono arrivati alle sue orecchie. Mara for speaker. E sia. Dopo Natale sarà pronta per scendere a Palazzo Chigi al fianco dei diversi ministri per comunicare provvedimenti e intenzioni. Fino ad allora studierà accanto a esperti di comunicazione ma anche di Paolo Buonaiuti e di Gianni Letta. Parteciperà a tutte le riunioni e soprattutto al preconsiglio dei ministri, solitamente riservato ai capi-gabinetto e consulenti. D’altronde lo aveva spiegato chiaramente Letta: «D'ora in poi sarà dei nostri per studiare i meccanismi legislativi». Comunicazione secca accolta da un silenzio eloquente dei presenti, e ieri dal chiacchiericcio ininterrotto dei corridoi. E non importa che la fama della ministra da calendario, la più bella del mondo secondo un settimanale tedesco, abbia varcato l’oceano approdando nelle pagine del settimanale New Yorker dove Alexander Stille ha parlato di lei nell’articolo «Girls! Girls! Girls!» - «Berlusconi ha installato in Parlamento e anche al governo alcune ex divette diventate famose nel suo impero tv» - sottolineando però che «ha subito un grosso restyling dall’epoca televisiva».

Berlusconi non cambia idea, stufo di vedere in giro per salotti televisivi (dove lui aveva vietato di andare) tanti ministri a briglia sciolta e che, secondo lui, fanno solo danni. Non gli piace l’aggressività di Brunetta che oltrepassa spesso i confini dell’arroganza. Non gli piace di più la cantilena della perfetta Stefania Prestigiacomo. E anche per gli altri le critiche non mancano. Non per Mara, però. Ammirata nel salotto di Enrico Mentana qualche settimana fa a difendersi e ad attaccare dopo la bufera delle misteriose intercettazioni che la avrebbero vista protagonista in colloqui molto privati del premier. Lei si è presentata con la faccia scolpita nel fondo tinta e nel rigore. Pochi sorrisi, e occhi fissi (e sbarrati) in camera per spiegare cosa non ha fatto e cosa invece fa al ministero delle Pari opportunità. Look Armani, gioielli preziosi ma discreti, capelli che sembrano accorciarsi a ogni nuova uscita pubblica, una specie di novella Sansone all’incontrario: meno chiome, più forza. Anche Mentana le ha riconosciuto «un’abilità funambolica» nel rimanere in equilibrio durante un’intervista difficile tracciata su pettegolezzi borderline con la querela. Invece è proprio lei a smetterla di girarci intorno. Ed è lei a togliere dall’imbarazzo il conduttore citando addirittura l’Ecclesiaste: «C’è un tempo per tacere e uno per parlare». E ancora: «Quando è esplosa una polemica fatta di illazioni e insinuazioni, talune volgari, se avessi risposto quel che volevo avrei dovuto aprire una rissa. E la rissa genera violenza». Un’apparizione che le ha regalato una telefonata entusiastica di Silvio Berlusconi che da quel momento ha iniziato a pensare a lei come portavoce unica del Consiglio dei ministri.

Una scelta che ha lasciato la stessa interessata interdetta. Appena uscita dal polverone intercettazioni, aveva paura di tornare nel frullatore delle chiacchiere e dei pettegolezzi, ma poi come al solito al suo leader ha detto: obbedisco. E così la secchiona Mara, come l’ha definita una volta La Loggia, è già al lavoro per il suo prossimo incarico con al fianco, come sempre, i due angeli custodi che l’accompagnano al ministero delle Pari opportunità, donne tostissime come Isabella Rauti e il magistrato Simonetta Matone. Ma questo nuovo ruolo assegnato alla Carfagna lascia perplessi molti colleghi che preferiscono non commentare. Difficile che accettino con piacere di scendere nella sala stampa di Palazzo Chigi portati a braccetto dalla Carfagna e di fare scena muta mentre è lei a illustrare il loro lavoro. L’unico che parla è Raffaele Fitto, ministro per gli Affari regionali, che spiega di «apprezzare da tempo Mara Carfagna e di ritenere utile una voce unica per comunicare il lavoro svolto dal governo». E pensare che solo due anni fa Mara Carfagna in lotta con Elisabetta Gardini per il ruolo di portavoce di Forza Italia spiegava di non «essere interessata» e «di avere ancora molto da imparare». Ma ancora una volta è Silvio che la laurea prima donna del Pdl. Nove settimane e mezzo di stage posson bastare

Berlusconi contro i "writers" - "Reato penale imbrattare i muri"



LA REPUBBLICA

ROMA - Al Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo sarà approvato il provvedimento che istituisce ''il reato penale per gli imbrattatori dei muri''. Lo ha riferito il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel suo intervento al Consiglio della Confcommercio.

Cassonetti dati alle fiamme o divelti, muri imbrattati, autobus e metro terreno di conquista di writers e graffitari, verde pubblico deturpato: costo per lo Stato, ogni anno, più di 5 milioni di euro. Ma non tutti sono vandali. Alcuni sono veri e propri artisti. E anche per loro, i campioni dell"aerosol art", gli "artisti" con la bomboletta spray, sono in arrivo tempi duri.

Oltre al decreto annunciato da Berlusconi, all'esame delle commissioni parlamentari di Camera e Senato ci sono infatti sette proposte di legge. L'intento sarebbe quello di modificare l'articolo 639 del codice penale, prevedendo, come nel caso del testo depositato da Siegfried Brugger, presidente del gruppo Misto a Montecitorio, insieme ai colleghi delle minoranze linguistiche Rolando Nicco e Karl Zeller, fino a due anni di carcere, una multa fino a 5mila euro e l'obbligo di ripulire a proprie spese i beni deturpati.

Tre le proposte presentate al Senato, due dal Pdl (Giuseppe Valditara e Antonino Caruso) e una dalla senatrice Helga Thaler Ausserhofer del gruppo Udc-Svp. Quattro, invece, i progetti di legge depositati a Montecitorio: oltre a quella di Brugger all'esame del Parlamento ci sono anche le iniziative dei deputati del Pdl Riccardo De Corato e Giorgio Jannone e del parlamentare dell'Udc Angelo Compagnon.

L'articolo 639 del codice penale prevede già sanzioni contro i vandali, evidentemente considerate troppo lievi dal premier e dai firmatari delle proposte di legge a fronte di un fenomeno che sembra in crescita e che colpisce indiscriminatamente edifici pubblici e privati, monumenti, chiese, mezzi di trasporto, parchi pubblici.

Le proposte di legge mirano ad aumentare le pene. Tra le proposte più 'severe' c'è sicuramente quella di cui è primo firmatario Brugger, che chiede la reclusione fino a 6 mesi e una multa da 500 a 1.500 euro per gli imbrattatori 'semplici'. Se poi la bomboletta spray si abbatte su edifici di interesse storico o artistico, allora il graffitaro rischia due anni di galera, una multa che può arrivare a 5mila euro e l'obbligo, anche in questo caso, di ripulire a proprie spese quanto deturpato.

(29 ottobre 2008)

"Deficit ecologico sempre più grave consumiamo un terzo di Pianeta in più"



LA REPUBBLICA
di VALERIO GUALERZI

ROMA - Viviamo al di sopra delle nostre possibilità. La Terra sta concedendo a tutto l'Occidente l'equivalente dei generosi mutui subprime elargiti dalle banche Usa, permettendo alle società del benessere basato sul consumismo sfrenato un tenore di vita insostenibile, ma il rischio è che dopo aver ipotecato il Pianeta, quando scoppierà la "bolla" dei consumi, non ci sarà nessuno che verrà a ripianare i debiti o a nazionalizzare le perdite, perché a quel punto occorrerebbe un'altra Terra. A lanciare l'allarme è il Wwf in occasione della presentazione del Living Planet Report, il consueto studio dell'associazione ambientalista sullo stato di salute dei sistemi naturali globali e gli effetti causati su di essi dall'intervento umano.

"Se la nostra domanda continuerà a crescere alla stessa velocità, entro metà del decennio 2030-2040, avremo bisogno dell'equivalente di due Pianeti per mantenere i nostri stili di vita", mette in guardia il direttore generale del Wwf Internazionale James P. Leape. "Così come uno spendere sconsiderato sta causando la recessione, i consumi eccessivi - dice ancora Leape - stanno dando fondo al capitale naturale del Pianeta al punto tale da mettere a rischio il nostro benessere futuro: negli ultimi 35 anni abbiamo perduto quasi un terzo del capitale della vita selvatica sulla Terra".

Living Planet Report 2008 è stato presentato oggi in contemporanea in tutto il mondo. Quella di quest'anno è un'edizione ancora più accurata e dettagliata. Sono stati infatti ulteriormente perfezionati i due indici "tradizionali", ovvero il "Living planet index" (che dà conto della biodiversità sulla Terra) e l'indice della "Impronta ecologica" (misura la domanda dell'umanità sulla biosfera). Inoltre è stato introdotto un terzo indice, "l'Impronta idrica" che somma i consumi di acqua di ogni Stato insieme al volume di risorse idriche necessarie a produrre servizi e beni, compresi quelli importati.

Il quadro come detto è preoccupante e per restare alla metafora finanziaria l'Outlook stilato dal Wwf assegna alla Terra un rating decisamente negativo. Il rapporto fornisce anche un'analisi dettagliata dell'andamento paese per paese. Gli Stati Uniti hanno l'impronta ecologica nazionale maggiore. Ogni americano vive infatti con le risorse di 4,5 pianeti. L'Italia si piazza al 24esimo posto, conducendo uno stile di vita che richiederebbe a ogni cittadino di avere a disposizione 3,5 ettari in più di quelli esistenti in realtà.

Un pessimo dato, ma molto più negativa è la nostra "Impronta idrica". L'Italia in termini di consumo procapite (2.332 metri cubi annui) è infatti in quarta posizione nella classifica mondiale. A pesare sono sia un uso dissennato delle risorse interne, sia un ricorso a importazioni ad altissima intensità idrica, come ad esempio la carne di manzo che richiede per ogni chilo l'utilizzo di ben 15mila litri d'acqua.

Ma all'orizzonte non ci sono solo nuvole. "La buona notizia - esorta Leape - è che possiamo ancora invertire questa situazione di forte diminuzione del credito ecologico e non è ancora troppo tardi per evitare un'irreversibile recessione ecologica. Il rapporto identifica le aree chiave necessarie per cambiare i nostri stili di vita e indirizzare le nostre economie verso percorsi sostenibili". La strategia suggerita dal Wwf per innescare la retromarcia è quella dei cunei. Un sistema mutuato dalle politiche di contrasto del riscaldamento globale che prevede una sequenza di azioni mirate, dall'agricoltura alla pesca, dalle politiche forestali a quelle energetiche, ognuna in grado di contribuire a ridurre di una fetta (o meglio di un cuneo) il deficit che stiamo contraendo nei confronti della Terra.

Il primo passo per andare in questa direzione è però quello di considerare la biosfera, quindi terreni fertili, foreste, mare e acque interne, una risorsa che non si può ricapitalizzare con un semplice tratto di penna su un assegno. Esattamente il contrario dell'approccio italiano al problema del riscaldamento globale e la polemica con l'Unione Europea sull'urgenza dell'introduzione delle politiche di contrasto contenute nella direttiva 20-20-20. "Quello che ci suggerisce di fare il governo - denuncia il direttore del Wwf Italia Michele Candotti - è di ipotecare ulteriormente il capitale naturale utilizzando le sue risorse come un sussidio permanente all'economia nazionale e alle imprese in difficoltà, ma questo significa ammettere l'incapacità del Sistema Paese a trovare vere soluzioni alla crisi".

"La recessione mondiale appena iniziata - aggiunge il direttore scientifico del Wwf Italia, Gianfranco Bologna - allenterà sicuramente la pressione umana sul Pianeta, ma noi ci auguriamo atteggiamenti innovativi basati sull'apprendimento piuttosto che sulla costrizione, soluzioni adottate sulla scia della presa di coscienza piuttosto che sullo shock. Siamo convinti che uno sviluppo sostenibile sia possibile, ma il vero problema è che dobbiamo confrontarci con interlocutori che mancano completamente di conoscenze scientifiche: giuristi e avvocati divorano il campo politico con una cultura del bla-bla che emargina la cultura ecologica, che pure ha in Italia punte di eccellenza assoluta".

(29 ottobre 2008)

Gemme di opale scintillano su Marte



IL CORRIERE DELLA SERA
Minerali della pietra preziosa trovati in abbondanza in un canyon nell'equatore del pianeta

ROMA - L’opale, una delle gemme più raffinate e seducenti, è stata trovata in abbondanza nei terreni, oggi apparentante aridi, di Marte. La notizia sarebbe solo una curiosità se non avesse un più profondo significato geologico: la conferma che un ambiente ricco di acqua caratterizzò la storia del pianeta nostro vicino di casa per un periodo più lungo di quanto finora stimato. Motivo di più per sperare che Marte aveva le carte in regola per l’insorgere e il diffondersi della vita. La scintillante scoperta, alla lettera, è stata fatta da lontano: dall’alto di un’orbita marziana attorno a cui ruota Mars Reconnaissance Orbiter (MRO), una navicella spaziale americana dotata di uno strumento chiamato spettrometro che è in grado di riconoscere la composizione dei minerali sparsi nei terreni analizzando la loro luce riflessa. L’opale è stata localizzata in diverse aree di quell’immenso canyon chiamato Valles Marineris che si snoda in corrispondenza dell’equatore marziano.

FIUMI - La scoperta costituirebbe una prova indiretta che un tempo quelle zone, formate da rocce di natura vulcanica, erano percorse da fiumi d’acqua che ristagnarono a lungo, dando così la possibilità alle rocce ignee di idratarsi, formando minerali come l’opale. «Per noi si tratta di una scoperta eccitante perché estende il tempo di presenza di abbondante acqua sul pianeta di un miliardo di anni, in un luogo di Marte che poteva essere adatto a sostenere la vita, almeno a livello elementare», riferisce con soddisfazione Scott Murchie, fisico della John Hopkins University del Maryland e responsabile della missione MRO. I risultati della scoperta, annuncia lo scienziato, saranno pubblicato sul numero di novembre della rivista scientifica internazionale «Geology». Ora i cacciatori di vita marziana hanno un indizio in più per programmare esplorazioni automatiche per mezzo di robot nelle zone in cui si evidenziano i giacimenti di opale, nella speranza di trovare almeno i resti fossili di organismi elementari vissuti nell’infanzia del pianeta, prima che la maggior parte dell’acqua evaporasse misteriosamente, riducendo Marte a un mondo arido e freddo. Costituita da una miscela di silicati e di acqua, l’opale, è caratteristica per il suo aspetto lattiginoso, arricchito da striature variopinte. Gli storici inglesi dicono che fosse la gemma preferita dalla Regina Vittoria, che ne indossava sempre una, o pendente al collo, o incastonata su spille e anelli. Peccato che gli organismi marziani non si siano evoluti a tal punto da poter utilizzare quella che c’è in abbondanza nel loro sfortunato pianeta!

Franco Foresta Martin
29 ottobre 2008

La fiction italiana scontata e marginale



IL CORRIERE DELLA SERA
Spiace anche che una regista come Liliana Cavani si presti a operazioni intellettualmente anestetizzate

Tutto è relativo: in mutande, anche Albert Einstein è uno come noi, ha problemi con le donne (cerca il sostituto della mamma, classica yiddishe mame), tradisce la moglie, si entusiasma quando vede il primo frigorifero e la prima lavatrice. Ma ha senso una fiction il cui merito maggiore è di essere, al più, un esercizio scolastico per esordienti e la cui sacca di scontatezze è grande come un campo unificato? Siamo alle solite, la fiction italiana non sa rappresentare altro che agiografie, sorrette dalla retorica del flashback: inutile poi lamentarsi se all'estero non ci tengono in considerazione, se siamo piombati in una sacca di arretratezza, di povertà espressiva, di analfabetismo finzionale.

Per non cadere vittima dei pregiudizi, ho seguito con attenzione le due puntate ma, ahimè, la recensione l'avrei potuta scrivere dopo la lettura dei titoli di testa. Chiedere a due sceneggiatori come Massimo De Rita e Mario Falcone di inventare qualcosa di diverso dal canone «sacca da piedi» (il compito principale della fiction italiana è tenere al caldo i piedi dello spettatore, anzianotto anzichenò) è impresa impossibile. Spiace anche che una regista come Liliana Cavani si presti a operazioni intellettualmente anestetizzate. È tutto un susseguirsi di ricordi, come sfogliare un album di fotografie, a partire dalla sera in cui a Princeton, New Jersey, nell'autunno del 1940 il fisico Einstein (Vincenzo Amato) ormai settantenne incontra, guarda caso, Mileva Maric (Maya Sansa), la prima moglie, dalla quale ha avuto due figli, Hans Albert e Eduard. Scattano memorie e rimpianti: le prime teorie rivoluzionarie sulla luce, l'avvento del nazismo, la bomba atomica, i sensi di colpa e la depressione, l'Fbi, il pacifismo, le frasi celebri a casaccio, tipo «vinceremo la guerra ma perderemo la pace», l'invidia dei colleghi, la morte. Povera fiction italiana, saprà mai sconfiggere quell'oscura sacca di resistenza che la inchioda alla marginalità?


Aldo Grasso
29 ottobre 2008

La Terra è consumata, nel 2030 ce ne serve un'altra



IL CORRIERE DELLA SERA
La domanda sulle risorse del pianeta supera del 30% la sua capacità rigenerativa


MILANO - La Terra non sta bene; uomini, animali e piante neanche. Secondo il "Living Planet Report 2008", "check up" biennale fatto da ricercatori del Wwf e altre organizzazioni scientifiche, presentato a Londra, «entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per soddisfare il fabbisogno dell'umanità di beni e servizi». La domanda globale sulle risorse della Terra supera infatti del 30% la capacità rigenerativa di quest'ultima. Più di tre quarti degli abitanti del pianeta vivono in nazioni che sono debitrici ecologiche, dove cioè i consumi nazionali hanno superato la capacità di risorse naturali del paese. Il rapporto si basa, tra l'altro, sulla misurazione dell’ "impronta ecologica", un'unità che misura la domanda dell’umanità sulla biosfera, in termini di superficie di terra e mare necessarie sia alla produzione delle risorse che le persone utilizzano, sia all'assorbimento dei materiali di scarto generati.

CORSA CON GLI OCCHI BENDATI - La crescita demografica, e quella dei consumi individuali, hanno fatto sì che negli ultimi 45 anni la domanda dell'umanità sul pianeta sia più che raddoppiata. Ancora nel 1961 quasi tutti i paesi del Mondo possedevano una capacità più che sufficiente a soddisfare la propria esigenze interna. Nel 2005 la situazione è cambiata in modo radicale: molti paesi possono soddisfare i loro bisogni solo importando risorse da altre nazioni e utilizzando l'atmosfera del Pianeta come discarica di anidride carbonica e di altri gas serra.

LA BOLLA AMBIENTALE - Viviamo al di sopra delle nostre possibilità in una "bolla" ambientale che, a differenza di quella finanziaria, è più difficile da nascondere. Qui non si parla di futures, derivati od opzioni, ma di aria e di acqua, di grano e di riso. «A livello mondiale, durante l'ultimo anno il prezzo dei raccolti ha raggiunto vertici da record - ha scritto James P. Leape, direttore generale di Wwf International - in gran parte a causa dell'aumento della domanda di cibo, mangimi e biocombustibili e della continua diminuzione della risorsa idrica». La natura non accetta carte di credito: chi era povero diventa miserabile, chi aveva poco da mangiare, torna a morire di fame.

USA E CINA CONSUMANO OLTRE IL 40% DELLE RISORSE - Il consumo generale dell'umanità ha superato la biocapacità totale della Terra per la prima volta negli anni 80, e questa tendenza ha continuato a crescere. Ma ovviamente non tutti contribuiscono a questo trend nella stessa misura: Stati Uniti e Cina utilizzano, ciascuno, il 21% della biocapacità del pianeta. Il consumo procapite della Cina è molto più basso di quello registrato negli Usa, ma la popolazione è anche quattro volte superiore. Nei valori pro-capite gli statunitensi mantengono infatti il primato assoluto di grandi "divoratori" del pianeta, richiedendo una media di 9.4 ettari globali, come dire, che ciascun americano vive con le risorse di circa 4.5 pianeti Terra.

L'ITALIA E' IL QUARTO PAESE AL MONDO PER CONSUMO DI ACQUA - Il nostro paese è al 24esimo posto nella classifica delle maggiori impronte ecologiche sul pianeta, su oltre 180. Non è una buona posizione: significa che consumiamo ben più di quanto le nostre risorse interne ci consentirebbero di fare. Viviamo "in debito". L'impronta ecologica pro capite dell'Italia è 4,8: significa che ogni italiano consuma risorse tre volte in più del quantitativo che il nostro territorio mette a disposizione. Per quanto riguarda l’impronta idrica, l’Italia si trova al quarto posto nella classifica mondiale riguardante l’impronta idrica del consumo, che costituisce il volume totale di risorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti della nazione stessa (questo indicatore è costituito da due componenti e cioè l’impronta idrica interna, che è composta dalla quantità di acqua necessaria per produrre beni e servizi realizzati e consumati internamente al paese, e dall’impronta idrica esterna, che deriva dal consumo delle merci importate e calcola, quindi, l’acqua utilizzata per le produzioni delle merci dal paese esportatore). L’Italia è quindi al 4° posto con un consumo di 2.332 metri cubi pro capite annui (dei quali 1.142 interni e 1.190 esterni). Davanti a noi abbiamo, nell’ordine, solo Usa, Grecia e Malesia.

INVERTIRE LA ROTTA - Se il Living Planet Report 2008 descrive una Terra malata, e abitata da uomini limitati, indica anche coordinate per poter invertire questa rotta, che al momento sembra puntare serenamente verso il naufragio. «Non è troppo tardi per evitare una recessione ecologica - ha osserva James P. Leape - ma bisogna cambiare l'attuale stile di vita e indirizzare le nostre economie verso percorsi più sostenibili». Consumare meno e meglio, soprattutto il nostro mondo "avanzato", «fermo restando - scrive il rapporto - che lo sviluppo tecnologico continuerà a rivestire un'importanza vitale nell'affrontare la sfida della sostenibilità».

Stefano Rodi
28 ottobre 2008

Attorno alla stella Epsilon Eridani un sistema solare simile al nostro


IL CORRIERE DELLA SERA

L'astronomo Dana Backman: «Assomiglia al nostro all’epoca in cui la vita metteva radici sulla Terra»
Una magnifica sorpresa ricca di intriganti implicazioni. E’ la scoperta di un sistema solare, il più vicino finora osservato, attorno alla stella Epsilon Eridani, un astro cinque volte più giovane del nostro Sole (ha infatti solo 800 milioni di anni), situato a 10,5 anni luce e dotato di due fasce di asteroidi. Epsilon Eridani proprio per essere nel nostro circondario e così simile al nostro Sole, ha già acceso la fantasia in molti modi e non a caso è citata nella serie di Star Trek ma è stata anche protagonista di alcuni racconti di Isaac Asimov. Ora il suo fascino aumenta grazie al risultato ottenuto dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa.

DUE PIANETI - In passato erano già stati avvistati due possibili pianeti intorno alla stella-madre, più un anello esterno di corpi ghiacciati analoghi ai nostri oggetti trasnettuniati presenti oltre l’orbita di Nettuno (tra i quali è stato inserito lo stesso Plutone) e racchiusi nella fascia di Kuiper. Ma ora affinando le osservazioni, Spitzer, che scruta nella lunghezza d’onda dell’infrarosso, ha rilevato due zone più interne popolate da pianetini, “materiale in costruzione” di possibili pianeti o frutto di collisioni. «Questo sistema solare assomiglia al nostro all’epoca in cui la vita metteva radici sulla Terra» commenta Dana Backman, astronomo del Seti Institute a Mountain View, in California e autore dell’articolo che apparirà nel prossimo numero di gennaio di Astrophysical Journal in cui racconta il lavoro compiuto.

UN PIANETA SOLIDO COME LA TERRA? - La presenza di questi corpi rocciosi o metallici – si fa notare – intorno ad altre stelle è un possibile indice della presenza di pianeti solidi come la Terra in orbita nelle aree vicine all’astro e di massicci pianeti gassosi nelle vicinanze della fascia come accade per il nostro Giove subito oltre gli asteroidi. Le fasce scoperte da Spitzer ruotano ad una distanza di tre e venti unità astronomiche (una unità è la distanza Terra-Sole): la prima si colloca quindi nella stessa posizione in cui si trova l’unica fascia di asteroidi che il nostro sistema solare possieda tra Marte e Giove. E analogamente uno dei due pianeti scoperti in passato, nel 2000, è sistemato proprio a 3,4 unità astronomiche; quindi come Giove. E’ la prima volta che si riscontra una somiglianza di questo tipo. L’altro possibile pianeta esistente era individuato nel 1998 e dovrebbe essere posizionato in vicinanza del bordo interno dell’anello più esterno tra 35 e 90 unità astronomiche. Ma la scoperta di una seconda fascia di asteroidi interna fa supporre agli astronomi l’esistenza di un terzo pianeta e quindi tutti ne sono alla caccia in una zona a circa 20 unità astronomiche. Potrebbe essere proprio lui il responsabile dell’esistenza della stessa fascia. Alla ricerca ha collaborato anche Massimo Marengo dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge (Usa).

RICERCA DI UNA CIVILTA’ ALIENA - Dalla fantasia alla scienza (o dalla scienza alla fantasia?), per Epsilon Eridani il passo sembra sempre più breve. Forse avevano ragione gli astronomi nel 1960 quando la stella era una dei pochi soggetti considerati e indagati per cercare di individuare segni di una possibile civiltà aliena?

Giovanni Caprara
29 ottobre 2008

L'allarme dell'opposizione: torna la norma salva-manager



LA STAMPA
31 OTTOBRE 2008
Pd, Idv e Ud: il provvedimento sparito dal decreto Alitalia è nel ddl su gestione crisi nelle aziende

ROMA
L’opposizione lancia l’allarme: la norma salva manager sparita dal decreto Alitalia, dopo le prese di distanza del ministro Tremonti, torna in modo ancora più deflagrante in un altro provvedimento, questa volta presentato alla Camera - sottolineano - dallo stesso Governo. Per questo motivo alcuni senatori - Idv, Udc e Pd - chiedono, con una mozione, presentata oggi a Palazzo Madama, al ministro dell’economia Tremonti di riferire urgentemente in Parlamento.

Il disegno di legge in questione è il ddl di "Delega al Governo per il riordino della legislazione in materia di gestione delle crisi aziendali" proposto dal ministro per lo sviluppo economico, di concerto con i ministri dell’econonomia,della giustizia,del lavoro e delle infrastrutture laddove stabilisce (lettera r articolo 2) due ipotesi di equiparazione della dichiarazione di insolvenza a quella di fallimento: la prima riguarda la punibilità delle condotte indebite o ingiustificate tenute nel corso della procedura e le limita all’ipotesi di conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento, nel corso o al termine della procedura stessa. La seconda scatta nel caso in cui si riscontri «la falsità dei presupposti per l’ammissione alla procedura», che sono la presenza di non meno di 200 dipendenti e l’ammontare dei debiti non inferiore ai due terzi dei ricavi.

Il Disegno di legge governativo è stato presentato alla Camera dei deputati il 2 ottobre scorso, «proprio lo stesso identico giorno dell’approvazione, nell’altro ramo del Parlamento, del cosiddetto ’emendamento salva-manager’ presentato dai Senatori Cicolani e Paravia» si legge nella mozione, che aggiunge: esso propone «sostanzialmente lo stesso contenuto normativo e precettivo» di quell’emendamento, «con un effetto addirittura più ampio e ancor più devastante», rispetto a ciò «che aveva fatto gridare allo sdegno l’intero Governo». Il 9 ottobre il Ministro dell’economia e finanze, Giulio Tremonti aveva disconosciuto «la paternità dell’emendamento e bollanto lo stesso come iniziativa di due senatori, fuori dalla logica del governo».

Continua la nota: «Il Governo - ed in particolare il Ministro dell’Economia e delle Finanze, alla luce di tutto quanto esposto, a riferire urgentemente all’Assemblea» i suoi «intendimenti e il suo indirizzo politico in ordine alla situazione fattuale e normativa succitata. Frimatari della richiesta i senatori Li Gotti, Belisario, Pardi, Pedica, Lannutti, Giambrone, Caforio, Carlino, De Toni, Di Nardo, Russo, D’alia e Casson.

Microsoft svela il nuovo Windows 7 con tutto quello che Vista non dà



di ALESSANDRO LONGO
LA REPUBBLICA

IL PROSSIMO sistema operativo Windows funzionerà anche sui computer meno potenti, proprio all'opposto di Vista. Apporterà anche alcune innovazioni, che meglio di Vista sapranno interpretare le nuove esigenze dei consumatori. È quanto ha promesso Microsoft, presentando ieri al pubblico, per la prima volta, Windows 7, il successore di Vista. Uscirà a gennaio 2010, anche se già dal prossimo anno gli utenti potranno provarlo gratis in versione beta (provvisoria).

Windows 7 è stato presentato durante un evento dedicato agli sviluppatori (Professional developer conference 2008), a Redmond (Stati Uniti) e la prima cosa che è balzata agli occhi dei commentatori è che Windows 7 avrà soprattutto il compito di rimediare agli errori di Vista. Quest'ultimo è stato criticato perché è troppo esigente, richiede computer potenti per girare al meglio? Ebbene, Windows 7 potrà funzionare anche su computer di bassissimo livello: come i netbook, mini-pc low cost (300-500 euro). Adattando le proprie funzioni a seconda delle caratteristiche del pc dov'è installato (lo fa anche Vista, ma Windows 7 promette massima flessibilità). Il che vuole andare incontro alla nuova moda dei computer super economici, la cui diffusione riflette il fatto che l'informatica sta diventando un fenomeno di massa. L'errore principale di Vista è di essere uscito in controtendenza rispetto a questi sviluppi.

Vista agli inizi ha fatto disperare gli utenti che non riuscivano a farlo funzionare con molti software e periferiche usciti prima dell'arrivo del sistema operativo? Microsoft annuncia che per Windows 7 lavorerà a stretto contatto con sviluppatori e produttori di hardware, per evitare problemi. Su Vista molte incompatibilità sono state risolte in un secondo momento, grazie al Service Pack 1, un grande aggiornamento del sistema; ma per la serenità dell'utente è bene che questi problemi siano sistemati prima ancora dell'uscita al pubblico.

Altre novità che saranno introdotte in Windows 7 sono invece la cartina tornasole delle ultime mode in fatto di uso della tecnologie. Servono quindi anche da specchio per capire come evolvono le abitudini degli utenti. Per esempio, il nuovo sistema permetterà un uso più libero dei widget (applicazioni web presenti nel desktop), ora bloccate solo in una porzione dello schermo. Il che riflette la crescente integrazione tra i computer personali e le risorse di Internet. Windows 7 supporterà il multi-touch, cioè la possibilità di gestire il pc attraverso il tocco di una o più dita (novità mutuata da Surface, il computer-tavolinetto di Microsoft).

In verità, sono novità già presenti nei sistemi operativi Apple; ma è solito di Microsoft far sperimentare gli altri e poi far proprie quelle funzioni che si rivelano nel tempo le più interessanti per un pubblico di massa. Così, altre caratteristiche di Windows 7 assecondano la crescente popolarità dei computer portatili (la funzione "homegroup" consente di spostare con facilità il pc dalla rete domestica a quella dell'ufficio). Un'altra funzione ("libraries") renderà più facile l'uso di foto, video e musica su terminali e computer diversi nella casa (è un'evoluzione delle caratteristiche da media center già presenti in Vista). Il che sposa la tendenza dell'utente di circondarsi, sempre più, di contenuti multimediali, fruiti attraverso una molteplicità di dispositivi.

Resta da vedere se il nuovo Windows sarà davvero al passo con i tempi o se, un po' come Vista, non saprà cogliere appieno le nuove tendenze. Molti concorrenti di Microsoft infatti, come Google e Yahoo!, stanno scommettendo su sistemi operativi tutti basati sul web. Microsoft per ora segue queste novità da lontano, ma non le ignora: ieri ha annunciato anche l'uscita del primo Office web-based. Una versione gratuita e ridotta di Office, accessibile dal browser. È una risposta ad analoghe applicazioni web lanciate da Google e molti altri (tra cui Zoho).

(29 ottobre 2008)